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chalet

Il D. Lgs. 152/06, con le modifiche introdotte dagli articoli 37 e 38 del cosiddetto "Collegato Ambientale" (Legge n. 221 del 28 dicembre 2015) prevede delle procedure semplificate per l'autorizzazione all'esercizio di impianti di compostaggio di prossimità e di comunità.

In Piemonte è stato completato l'iter autorizzativo per una prima installazione gestita dal Consorzio CISA di Ciriè (TO), per conto del Comune di Lemie, mentre è in dirittura finale quello relativo ad una seconda installazione nel Comune di Chialamberto, entrambi localizzati nelle Valli di Lanzo.
Si tratta in tutti e due i casi di "chalet del compostaggio", ossia compostatori statici in legno, realizzati ed installati prima delle norme del Collegato Ambientale, nell'ambito di un progetto di cooperazione transfrontaliera Italia-FranciaI compostatori sono alimentati da scarti di cucina conferiti direttamente da una serie di utenze localizzate in loro prossimità. La gestione è effettuata da persone individuate dai rispettivi Comuni e coadiuvate da tecnici della Corintea di Torino. I materiali di informazione e comunicazione (pannelli e pieghevole) sono stati predisposti da Achab Group.

La procedura utilizzata per l'autorizzazione è stata quella dell'art. 37 del Collegato Ambientale, che è diventato il comma 7 bis dell'art. 214 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. Sono stati pertanto, in entrambi i casi dei due Comuni in oggetto, predisposti da CISA una scheda tecnica dell'installazione ed un regolamento di gestione dell'impianto e trasmessi all'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (ARPA), per l'acquisizione del relativo parere. In seguito all'ottenimento di parere positivo da parte dell'ARPA, trattandosi di un intervento pubblico, a titolarità degli stessi Comuni, la denuncia di inizio di attività ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, prevista dall'articolo del D. Lgs. 152/06 in oggetto, è stata effettuata con l'approvazione del progetto da parte del competente organo amministrativo dei Comuni.

Il Consorzio CISA di Ciriè ha proseguito la propria strategia di diffusione di piccole installazioni di compostaggio collettivo, principalmente in ambito rurale, al fine di una gestione in loco della frazione organica attraverso l'integrazione tra questa modalità e l'autocompostaggio. In questo momento l'iter autorizzativo è avviato per altre 3 installazioni.

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valutazione impronta ambientale

E' nata la "certificazione italiana dell'impronta ambientale" ed alla Università Bocconi di Milano (piazza Sraffa 13), mercoledì 20 giugno, dalle ore 13.45, presso l'aula N20 verrà approfondito il tema grazie ad un apposito ed interessante convegno.

Infatti, il 29 maggio scorso è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 21 marzo 2018 n.56, recante il "Regolamento per l'attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti, denominato "Made Green in Italy", di cui all'Art. 21, comma 1, della Legge 221/2015. Con questo atto normativo prende definitivamente il via la fase applicativa dello schema, basato sul metodo della Product Environmental Footprint della Commissione Europea, dopo una lunga e travagliata gestazione.
Il meeting avrà l'obiettivo di entrare nel merito di tutti i dettagli del Regolamento e di raccogliere le prime reazioni da parte dei key-players italiani.

Ecco il programma:

ore 13.45: registrazione e welcome coffee

ore 14.30: i contenuti del DM 56/2018, a cura di Fabio Iraldo, Coordinatore Osservatorio Green Economy, IEFE, Università Bocconi e Istituto di Management, Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa

Intervengono: Enrico Cancila (Osservatorio GreenER e segreteria tecnica delle Rete Cartesio); Laura Cutaia (ENEA); Paolo Masoni (EcoInnovazione); Simonetta Roncari (Regione Lombardia)

Per informazioni: iefe@unibocconi.it 

Le iscrizioni possono essere effettuate on-line su www.unibocconi.it/eventi 

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È stato pubblicato in GU Serie Generale n. 131 del 7-6-2016 il Decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 24 maggio 2016, che interviene rispetto alle previsioni di cui all’articolo 34 Comma 3 del nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. del 18 aprile 2016, n. 50), che a sua volta aveva ripreso le norme inserite nel c.d. “Collegato Ambientale” (Legge  221/2015).
Come previsto dal comma citato, il Decreto disciplina, per le categorie di forniture ed affidamenti non connessi agli usi finali di energia, un aumento progressivo della percentuale minima del 50% del valore a base d’asta a cui è obbligatorio applicare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei criteri ambientali minimi (CAM).
 
Nello specifico, il DM fa riferimento ai seguenti affidamenti:
a. servizi di pulizia, anche laddove resi in appalti di global service, e forniture di prodotti per l’igiene, quali detergenti per le pulizie ordinarie, straordinarie;
b. servizi di gestione del verde pubblico e forniture di ammendanti, piante ornamentali e impianti di irrigazione;
c. servizi di gestione dei rifiuti urbani;
d. forniture di articoli di arredo urbano;
e. forniture di carta in risme e carta grafica.
 
I nuovi riferimenti minimi con le relative tempistiche sono i seguenti:
– 62% dal 1° gennaio 2017;
– 71% dal 1° gennaio 2018;
– 84% dal 1° gennaio 2019;
– 100% dal 1° gennaio 2020.
 
Fino alla data del 31 dicembre 2016 le amministrazioni sono comunque tenute a rispettare almeno la percentuale del 50% del valore a base d’asta a cui riferire l’obbligo di applicare le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei criteri ambientali minimi. 
Tra le tipologie originariamente citate nel Collegato Ambientale, il DM non include la fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro, i prodotti tessili e gli arredi per ufficio, oltre alla ristorazione collettiva e derrate alimentari, questi ultimi peraltro trattati a parte nel nuovo Codice degli Appalti (art. 144).
 
Mentre per le forniture le quote percentuali di “appalto verde” possono essere facilmente individuate, per gli affidamenti dei servizi tali valutazioni sono molto più aleatorie, per non dire difficilmente valutabili. E’ molto probabile che a questo punto per essere adempienti (ma questo vale già oggi…) nei servizi di gestione dei rifiuti urbani, le stazioni appaltanti debbano entrare nell’ottica del recepimento globale dei criteri dei CAM (specifiche tecniche e clausole contrattuali), almeno per quelli applicabili nello specifico appalto che si apprestano ad affidare.
 
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Il nuovo Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. 18 aprile 2016, n. 50) integra nel proprio articolato diversi elementi di attenzione all’ambiente, in parte coerenti con norme già presenti nel vecchio codice o in altri provvedimenti, in parte di nuova introduzione.
In linea generale i criteri ambientali, così come quelli sociali, entrano a pieno titolo nella valutazione delle offerte e viene introdotta anche l’ottica dell’analisi del ciclo di vita, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello ambientale.
 
Il Codice punta sulla centralità degli Acquisti Pubblici Verdi (Green Public Procurement - GPP). Ricordiamo che Il Piano Nazionale di Azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione (adottato con il Decreto Interministeriale dell'11 aprile 2008 - G.U. n. 107 dell'8 maggio 2008) definisce gli Acquisti Pubblici Verdi come “l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando:
• la diffusione di tecnologie ambientali
• lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita”.
 
L’art. 34 del nuovo Codice prevede che le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal Piano d'azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione attraverso l'inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi adottati con decreto del Ministro dell'Ambiente. I criteri ambientali minimi sono tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa. 
L’obbligo si applica per gli affidamenti di qualunque importo, per almeno il 50% del valore a base d'asta, relativamente alle categorie di forniture e affidamenti non connesse agli usi finali di energia e oggetto dei criteri ambientali minimi, mentre si applica per l'intero valore delle gare, relativamente alle categorie di appalto con le quali si può conseguire l'efficienza energetica negli usi finali.
 
Di fatto il nuovo Codice ha, in linea di massima, ripreso quanto introdotto dal c.d. Collegato Ambientale nell’art. 68 del vecchio Codice degli Appalti. Solo nel caso dei contratti relativi ai servizi di ristorazione, nonché di ristorazione ospedaliera, assistenziale, scolastica la percentuale obbligatoria potrà anche essere inferiore al 50% del valore a base d'asta, prevedendo comunque nello specifico (artt. 95 e 144) l’aggiudicazione esclusivamente secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa e la valutazione dell'offerta tecnica che tenga conto degli aspetti relativi a fattori quali la qualità dei generi alimentari con particolare riferimento a quella di prodotti biologici, tipici e tradizionali, di quelli a denominazione protetta, nonché di quelli provenienti da sistemi di filiera corta e da operatori dell'agricoltura sociale, il rispetto delle diposizioni ambientali in materia di green economy, dei criteri ambientali minimi e della qualità della formazione degli operatori.
 
Nell’aggiudicazione secondo il meccanismo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che è quello prevalente secondo il nuovo Codice, si da largo spazio ai criteri ambientali, tra quelli da valutare in sede di gara (art. 95): “l'offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo, è valutata sulla base di criteri oggettivi, quali gli aspetti qualitativi, ambientali o sociali, connessi all'oggetto dell'appalto. Nell'ambito di tali criteri possono rientrare: 
a) la qualità, che comprende (omissis) … caratteristiche sociali, ambientali, contenimento dei consumi energetici e delle risorse ambientali dell'opera o del prodotto….;
b) il possesso di un marchio di qualità ecologica dell'Unione europea (Ecolabel UE) in relazione ai beni o servizi oggetto del contratto, in misura pari o superiore al 30 per cento del valore delle forniture o prestazioni oggetto del contratto stesso; 
c) il costo di utilizzazione e manutenzione avuto anche riguardo ai consumi di energia e delle risorse naturali, alle emissioni inquinanti e ai costi complessivi, inclusi quelli esterni e di mitigazione degli impatti dei cambiamenti climatici, riferiti all'intero ciclo di vita dell'opera, bene o servizio, con l'obiettivo strategico di un uso più efficiente delle risorse e di un'economia circolare che promuova ambiente e occupazione
d) la compensazione delle emissioni di gas ad effetto serra associate alle attività dell'azienda calcolate secondo i metodi stabiliti in base alla raccomandazione n. 2013/179/UE della Commissione del 9 aprile 2013, relativa all'uso di metodologie comuni per misurare e comunicare le prestazioni ambientali nel corso del ciclo di vita dei prodotti e delle organizzazioni;
(omissis) …”
 
In particolare nell’ art. 96 (Costi del ciclo di vita), si introduce la valutazione specifica di tutta una serie di costi ed esternalità ambientali: 
a) costi sostenuti dall'amministrazione aggiudicatrice o da altri utenti, quali: 
1) costi relativi all'acquisizione; 
2) costi connessi all'utilizzo, quali consumo di energia e altre risorse; 
3) costi di manutenzione; 
4) costi relativi al fine vita, come i costi di raccolta, di smaltimento e di riciclaggio; 
b) costi imputati a esternalità ambientali legate ai prodotti, servizi o lavori nel corso del ciclo di vita, purché il loro valore monetario possa essere determinato e verificato. Tali costi possono includere i costi delle emissioni di gas a effetto serra e di altre sostanze inquinanti, nonché altri costi legati all'attenuazione dei cambiamenti climatici.
Infine nell’art. 93 (Garanzie per la partecipazione alla procedura) il Codice prevede sconti per le imprese che possiedono certificazioni ambientali, in alcuni casi cumulabili tra di loro.
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L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato nel mese di ottobre 2015 una nuova legge per la gestione dei rifiuti urbani, la Legge Regionale 5 ottobre 2015, n. 16 “Disposizioni a sostegno dell’economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata e modifiche alla legge regionale 19 agosto 1996 n. 31 (disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi)”.

Il provvedimento è stato emanato in attuazione alla decisione 1386/2013/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 20 novembre 2013, relativa ad un programma generale di azione dell'Unione in materia ambientale fino al 2020 “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” e, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, al fine di garantire il rispetto della gerarchia di cui all'articolo 4 della direttiva 2008/98/CE del Parlamento (ovvero a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo; e) smaltimento).

La Regione assume come proprio il principio dell'economia circolare, che promuove una gestione sostenibile dei rifiuti attraverso la quale gli stessi rientrano, una volta recuperati, nel ciclo produttivo consentendo il risparmio di nuove risorse.

La Legge:

  • istituisce il “Forum permanente per l’economia circolare”
  • incentiva le attività di informazione ed educazione
  • Introduce un obiettivo di raccolta differenziata del 73%
  • prevede entro cinque anni la riduzione del 25% delle produzione di rifiuti pro-capite, il riciclaggio del 70% del totale dei rifiuti, il contenimento delle discariche e l’autosufficienza regionale.

Ai fini del raggiungimento degli obiettivi  sono promosse le seguenti azioni:

  1. incentivare con meccanismi economici i comuni che ottengono i migliori risultati di riduzione dei rifiuti;

  2. favorire i progetti e le azioni di riduzione della produzione dei rifiuti urbani;

  3. favorire i progetti e le azioni di riduzione dello spreco alimentare;

  4. favorire i progetti di riuso dei beni a fine vita;

  5. favorire i sistemi di raccolta differenziata che consentono di ottenere la minimizzazione della produzione e la migliore qualità delle frazioni raccolte separatamente, quali le raccolte domiciliari di tipo porta a porta o sistemi equipollenti;

  6. applicare la tariffa puntuale quale strumento per la riduzione della produzione di rifiuti;

  7. promuovere lo sviluppo dell'impiantistica collegata al riuso e al riciclaggio;

  8. promuovere la ricerca sul rifiuto residuale;

  9. promuovere lo sviluppo dei centri di raccolta (CDR) in sinergia ai centri per il riuso.

Tra gli aspetti innovativi della legge si sottolinea l’incentivazione alla riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio, la quale costituisce il criterio principale per la valutazione di efficienza nella gestione dei rifiuti. A questo fine  viene costituito il Fondo d’ambito di incentivazione alla prevenzione e riduzione dei rifiuti, alimentato da una quota compresa tra i costi comuni del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani e, a decorrere dall'anno 2016, dal contributo derivante dalla quota parte del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, nonché dagli eventuali contributi pubblici specificatamente finalizzati.

Un altro principio interessante, poi ripreso dal successivo Collegato Ambientale, è quello che prevede che il regolamento relativo al corrispettivo del servizio di gestione dei rifiuti possa prevedere agevolazioni per le imprese che attuano azioni finalizzate alla prevenzione nella produzione di rifiuti.

Altra norma degna di nota è quella che riguarda l’accertamento e la contestazione delle violazioni ai divieti in materia di raccolta dei rifiuti urbani contenute nei regolamenti di gestione del servizio, nella quale si prevede che possa anche provvedervi il soggetto gestore attraverso i propri dipendenti, che a tal fine sono nominati agenti accertatori dall’ente preposto (i cosiddetti “ispettori ambientali”).

Per raggiungere gli obiettivi di riduzione e recupero dei rifiuti, la Regione tra l’altro incentiva le attività di informazione ed educazione a partire dai soggetti del sistema Infeas, in particolare dai Centri di educazione alla sostenibilità, in conformità con quanto disposto dalla legge regionale 29 dicembre 2009, n. 27 (Promozione, organizzazione e sviluppo delle attività di informazione e di educazione alla sostenibilità).

Inoltre i Comuni che programmano iniziative di informazione ed educazione possono destinare a tali attività una quota degli introiti derivati dall’applicazione della tariffa.

 

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20403-NSP9HZ.jpgContinuiamo con l’analisi delle opportunità offerte dalla recente approvazione del “Collegato Ambientale”.

Il Green Public Procurement (GPP)  previsto dalla Commissione europea con la Comunicazione 2003/302 come strumento per orientare le scelte delle pubbliche amministrazioni verso beni e servizi in linea con una politica sostenibile sempre più rispettosa dell’ambiente, favorisce la diffusione di tecnologie ambientali e contribuisce alla riduzione delle emissioni e della produzione dei rifiuti.

Nel 2008, con il D.M. dell’11 aprile, l’Italia dà seguito all’invito della Commissione rivolto a tutti gli Stati membri di dotarsi di un Piano per l’integrazione delle esigenze ambientali negli appalti e approva il Piano di azione Nazionale per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione (PAN GPP).

Il PAN rinvia ad appositi decreti emanati dal Ministero dell’Ambiente l’individuazione di un set di “criteri ambientali “minimi” (CAM) per ciascuna tipologia di acquisto che ricade nell’ambito di una serie di “categorie merceologiche”.

I criteri inseriti nei CAM si suddividono in criteri ambientali di base (selezione dei candidati, specifiche tecniche, condizioni di esecuzione e criteri ambientali premiali (criteri di aggiudicazione). Un appalto può essere definito “verde” dalla PA (ai sensi del PAN GPP) se include almeno i criteri di base. Le stazioni appaltanti possono utilizzare anche i criteri premiali quando aggiudicano la gara con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

L’art. 18 del Collegato Ambientale (Applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici per le forniture e negli affidamenti di servizi) prevede l’inserimento dell’art. 68 bis al Codice degli appalti, sull’applicazione dei criteri ambientali minimi.

Tale articolo introduce l'obbligo per le amministrazioni pubbliche (incluse le centrali di committenza) di inserimento, nei documenti di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei CAM relativi alle seguenti categorie di forniture e affidamenti:

  • acquisto di lampade a scarica ad alta intensità, di alimentatori elettronici e di moduli a LED per illuminazione pubblica, acquisto di apparecchi di illuminazione per illuminazione pubblica e affidamento del servizio di progettazione di impianti di illuminazione pubblica;
  • attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio, quali personal computer, stampanti, apparecchi multifunzione e fotocopiatrici;
  • servizi energetici per gli edifici : servizio di illuminazione e forza motrice, servizio di riscaldamento/raffrescamento di edifici

L’obbligo si applica invece per almeno il 50 per cento del valore delle gare d’appalto (% che sarà incrementata nel tempo)  sia sopra che sotto la soglia di rilievo comunitario previste per gli altri CAM già emanati:

  1. affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani;
  2. forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro, affidamento del servizio integrato di ritiro e fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro;
  3. affidamento del servizio di gestione del verde pubblico, per acquisto di ammendanti, di piante ornamentali, di impianti di irrigazione;
  4. carta per copia e carta grafica;
  5. ristorazione collettiva e derrate alimentari;
  6. affidamento del servizio di pulizia e per la fornitura di prodotti per l’igiene;
  7. prodotti tessili;
  8. arredi per ufficio

L’obbligo è esteso anche alle forniture di beni e servizi e agli affidamenti di lavori oggetto di ulteriori decreti ministeriali di adozione dei relativi criteri ambientali minimi (ad esempio quello del 24/12/15 relativo all'affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione).

Ciascun soggetto obbligato all’attuazione di tali disposizioni è tenuto a pubblicare nel proprio sito internet istituzionale i bandi e i documenti di gara con le relative clausole contrattuali recanti i relativi criteri ambientali minimi, nonché l’indicazione dei soggetti aggiudicatari dell’appalto e i relativi capitolati contenenti il recepimento dei suddetti criteri ambientali minimi.

Il Collegato Ambientale ha anche previsto un sistema di controllo allungando l’elenco dei compiti dell’Osservatorio dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture di cui all’art. 7 del Codice degli appalti. Dal 2 febbraio, infatti, l’Osservatorio, che si avvale delle sezioni regionali, provvederà a monitorare l’applicazione dei criteri ambientali minimi e il raggiungimento degli obiettivi prefissati dal PAN GPP.

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bici-pedalare.jpgCon questo intervento diamo il via ad alcuni approfondimenti sul cosiddetto “Collegato Ambientale”, cioè la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 "Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali.
L’art. 5 contiene Disposizioni per incentivare la mobilità sostenibile.
Innanzitutto entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, con decreto ministeriale, saranno definiti il programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, nonché le modalità e i criteri per la presentazione di specifici progetti da finanziare.
 
Infatti, nell’ambito dei progetti finanziati ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 13 marzo 2013, n. 30, che riguarda, tra gli altri, anche l’”Incoraggiare il passaggio a modalità di trasporto pubblico a basse emissioni”, la quota di risorse di competenza del Ministero dell’Ambiente è destinata prioritariamente, nel limite di 35 milioni di euro, al programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, per il finanziamento di progetti, predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilità sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bikesharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro, anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria. Tali programmi possono comprendere la cessione a titolo gratuito di « buoni mobilità » ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili. 
 
Si prevede la predisposizione nel sito web del Ministero dell’Ambiente di una sezione denominata «Mobilità sostenibile», nella quale saranno inseriti e tracciati i finanziamenti erogati per il programma di mobilità sostenibile, ai fini della trasparenza e della maggiore fruibilità dei progetti. 
Grazie a modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.), chi usa la bici per andare al lavoro godrà dell'estensione dell'assicurazione INAIL in caso di incidente. 
 
Il comma 6, infine, prevede l’emanazione di apposite linee guida per favorire l’istituzione nelle scuole di ogni ordine e grado della figura del mobility manager, fatte salve, tra l’altro, l’autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche. Il mobility manager scolastico avrà il compito di organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli alunni; mantenere i collegamenti con le strutture comunali e le aziende di trasporto; coordinarsi con gli altri istituti scolastici presenti nel medesimo comune; verificare soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi; garantire l’intermodalità e l’interscambio; favorire l’utilizzo della bicicletta e di servizi di noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale; segnalare all’ufficio scolastico regionale eventuali problemi legati al trasporto dei disabili.
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cameraCollegato AmbientaleLa Camera ha approvato (nella seduta del 22 dicembre 2015) in via definitiva, con 169 sì, 32 no e 11 astenuti il cosiddetto “Collegato Ambientale”, cioè il ddl recante "disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali", che era già stato approvato dal Senato e che dunque ha concluso il suo iter ed ora è legge dello Stato.
Il provvedimento contiene misure in materia di tutela della natura e sviluppo sostenibile, valutazioni ambientali, energia, acquisti verdi, gestione dei rifiuti e bonifiche, difesa del suolo e risorse idriche.
 
Proponiamo un elenco, non esaustivo, di queste misure e alcuni accenni ai contenuti, rimandando ad alcuni successivi approfondimenti tematici che avremo cura di pubblicare.
 
Disposizioni per incentivare la mobilità sostenibile: 35 milioni di € per ciclabili, car pooling e mobilità sostenibile nelle città. 
 
Acquisti verdi della pubblica amministrazione: viene rafforzato l’obbligo dell’inserimento, nei documenti di gara relativi ad appalti e affidamenti, dei Criteri Ambientali Minimi per tutta una serie di forniture e servizi. Tra l’altro le lampade di tutti i semafori dovranno essere sostituite con LED, a consumo molto ridotto.
 
Qualificazione ambientale dei prodotti dei sistemi produttivi locali: sono previste misure volte al sostegno della qualificazione ambientale dei prodotti dei sistemi produttivi locali, in particolare uno schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell'impronta ambientale dei prodotti, denominato “Made Green in Italy”.
 
Accordi di programma e incentivi per l’acquisto dei prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi.
 
Inclusione dei rifiuti in plastica compostabile - certificata secondo la norma tecnica UNI EN 13432:2002 - tra i materiali ammendanti (compostato misto).
 
Misure per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio, agendo sulla leva del tributo di conferimento dei rifiuti in discarica (cd. ecotassa) ed estensione del tributo anche ai rifiuti inviati agli impianti di incenerimento senza recupero energetico.
 
Disposizioni per favorire le politiche di prevenzione nella produzione di rifiuti: si prevede la possibilità per i Comuni di prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni della tassa sui rifiuti in caso di effettuazione di attività di prevenzione nella produzione di rifiuti.
Tra le misure per incrementare la raccolta differenziata e ridurre la quantità dei rifiuti non riciclati si consente alle Regioni di promuovere misure economiche di incentivo, da corrispondere con modalità automatiche e progressive, per i Comuni che attuano misure di prevenzione della produzione dei rifiuti ovvero riducono i rifiuti residuali e gli scarti del trattamento di selezione delle raccolte differenziate da avviare a smaltimento. 
Disposizioni finalizzate ad incentivare il compostaggio, sia individuale che di comunità.
 
Sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all'uso alimentare: torna il “vuoto a rendere” volontario e sperimentale nei bar e ristoranti, per i produttori di birra e di acqua minerale.
 
Aggiornamento degli obiettivi di riduzione dei rifiuti biodegradabili in discarica.
 
Fondo di 10 milioni di euro (per l'anno finanziario 2014) a disposizione dei Comuni, per rimuovere o demolire opere e immobili realizzati in aree a rischio idrogeologico elevato, in difformità o in assenza del permesso di costruire. 
 
Si introduce il divieto di gettare in strada mozziconi di sigaretta, con l’obbligo per i Comuni di installare appositi raccoglitori. Si prevede inoltre il divieto di abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni
 
Bonifica amianto: via al credito d'imposta del 50%. 
 
Scambio beni usati: si consente ai comuni, per finalità di riutilizzo di prodotti e di preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, l'individuazione di appositi spazi, presso i centri di raccolta, per l'esposizione temporanea finalizzata allo scambio tra privati cittadini di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo.
 
Oil Free Zone: i Comuni, anche in associazione tra loro, potranno istituire delle Oil Free Zone: “un’area territoriale nella quale si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili".
 
Strategia delle Green Community: nasce la “Strategia delle Green Community, al fine di individuare il valore dei territori rurali e di montagna che intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse principali di cui dispongono 
 
Tra gli altri temi si possono ancora citare il “fine vita fotovoltaico”, le disposizioni per promuovere l'adozione dei sistemi EMAS ed Ecolabel UE, l'introduzione di un sistema di pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali.
 
Scarica qui il testo completo.
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