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La Legge di bilancio, legge 27 dicembre 2019, n. 160, contiene, tra le altre, disposizioni per il rilancio degli investimenti "green" delle imprese, la proroga delle detrazioni Irpef per interventi di efficientamento energetico in edilizia, la rimodulazione delle accise su gasolio e prodotti energetici impiegati per produrre energia elettrica e l'imposta sul consumo di manufatti in plastica "single use".
 
In particolare si segnalano i seguenti provvedimenti.
I commi 29÷37 prevedono contributi ai Comuni per:
- efficientamento energetico, compresi lavori di efficientamento dell'illuminazione pubblica, volti al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, nonché per l'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
- sviluppo territoriale sostenibile, compresi interventi in materia di mobilità sostenibile, nonché interventi per l'adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l'abbattimento delle barriere architettoniche.
I contributi sono attribuiti con Dm Interno sulla base della popolazione residente alla data del 1° gennaio 2018, entro il 31 gennaio 2020 (da 50 mila euro a 250 mila euro a seconda della popolazione).
Il budget, per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024, è di 500 milioni di euro annui.
 
Con i commi 44÷46 viene istituito un Fondo per investimenti nei Comuni per il rilancio degli investimenti per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale del Paese, in particolare nei settori di spesa dell'edilizia pubblica, inclusi manutenzione e sicurezza ed efficientamento energetico, manutenzione della rete viaria, dissesto idrogeologico, prevenzione del rischio sismico e valorizzazione dei beni culturali e ambientali.
Il budget a disposizione è di 400 milioni di euro, per ciascuno degli anni dal 2025 al 2034.
 
I commi 47÷50 prevedono l’istituzione di un Fondo per lo sviluppo delle reti ciclabili urbane, purché in un’ottica di pianificazione strategica, che finanzia il 50% del costo complessivo, con dotazione di 50 milioni per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.
 
I provvedimenti dei commi 85÷88 e 92÷93 ("Green New Deal"), istituiscono un Fondo per finanziare interventi low carbon. Il Fondo viene dotato di 470 milioni di euro per il 2020, di 930 milioni di euro per il 2021 e 1.420 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023.
Il Fondo finanzia la concessione di una o più garanzie, a titolo oneroso, anche con riferimento ad un portafoglio collettivo di operazioni e nella misura massima dell'80%, per sostenere programmi specifici di investimento e/o operazioni, anche in partenariato pubblico privato, finalizzate a realizzare progetti economicamente sostenibili con i seguenti obiettivi:
- decarbonizzazione dell’economia;
- economia circolare;
- riduzione dell'uso della plastica e sostituzione della plastica con materiali alternativi;
- rigenerazione urbana;
- turismo sostenibile;
- adattamento e mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico.
Sono inclusi in generale programmi di investimento e/o progetti a carattere innovativo e ad elevata sostenibilità ambientale e che tengano conto degli impatti sociali.
 
Le pubbliche Amministrazioni (commi 107÷109) in occasione del rinnovo del parco autoveicoli in dotazione, sono obbligate dal 1° gennaio 2020, all'acquisto o noleggio di veicoli alimentati a energia elettrica o ibrida o a idrogeno nei limiti delle risorse assegnate per tale spesa.
 
Il comma 175 proroga le detrazioni fiscali in tema di efficienza energetica e ristrutturazioni nell’edilizia.
L'ambito dell'economia circolare e della sostenibilità ambientale è tra quelli oggetto del credito d'imposta per le spese sostenute a titolo di investimento in beni strumentali nuovi (Industria 4.0), secondo quanto previsto dai commi 184÷197.
 
L'eco-compatibilità è invece uno dei criteri riconosciuti per il credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative a supporto della competitività delle imprese (commi 198÷209). 
 
Il comma 527 introduce modifiche al Decreto Interministeriale n. 5046 del 25 Febbraio 2016 ("Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue ..omissis) introducendo la definizione di digestato equiparato e disciplinandone le condizioni per la sua utilizzazione agronomica.
 
Infine i commi 634÷658 introducono una nuova imposta sul consumo di manufatti in plastica con singolo impiego (Macsi) destinati a merci o prodotti alimentari, pari a 0,45 euro per chilogrammo di materia plastica contenuta nei Macsi.
I manufatti sono realizzati con l’impiego, anche parziale, di materie plastiche, costituite da polimeri organici di origine sintetica (quindi sono coinvolte anche le bioplastiche non naturali). I prodotti colpiti devono avere o essere destinati ad avere funzione di contenimento, protezione, manipolazione o consegna di merci o di prodotti alimentari e sono progettati e immessi sul mercato per non compiere più trasferimenti durante il loro ciclo di vita o per essere riutilizzati per lo stesso scopo per il quale sono stati ideati (in pratica contenitori e imballaggi monouso). Non rientrano nella categoria dei manufatti monouso, ad esempio, le taniche e i secchi destinati al contenimento dei liquidi aventi un uso duraturo nonché i contenitori utilizzati per la custodia di oggettistica varia.
Sono esclusi i manufatti con singolo impiego che siano biodegradabili e compostabili secondo la norma UNI EN 13432, i dispositivi medici, nonché i Macsi adibiti a contenere e proteggere preparati medicinali.
L’obbligazione tributaria sorge al momento della produzione, dell’importazione definitiva nel territorio nazionale ovvero dell’introduzione nel medesimo territorio da altri Paesi dell’Unione europea e diviene esigibile all’atto dell’immissione in consumo dei Macsi. Si applica dal primo giorno del secondo mese successivo alla pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli atteso entro maggio, con le modalità attuative della norma.
Alle imprese produttrici di Macsi spetterà un credito d’imposta 10% sulle spese sostenute nel 2020 per l’adeguamento tecnologico finalizzato alla produzione di manufatti biodegradabili e compostabili (norma UNI EN 13432:2002). Il credito d'imposta è concesso nella misura massima di 20.000 euro per ciascun beneficiario.
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manovraeambiente

La "manovra economica" 2020 si è articolata attraverso due provvedimenti:
* il Dl 26 ottobre 2019, n. 124 (cosiddetto "Decreto fiscale")
* la Legge di bilancio.

In questo primo approfondimento analizziamo il Decreto Fiscale nei suoi contenuti di sostenibilità.

Il Decreto fiscale comprende infatti alcune disposizioni ambientali come l'istituzione dell'imposta sulle piattaforme offshore, la destinazione di incentivi alle Regioni per interventi di bonifica dei siti inquinati, misure dirette al rinnovo del parco veicoli per trasporto merci per ridurre l'inquinamento e la "soluzione" del cumulo tra incentivi al fotovoltaico e "Tremonti Ambiente" per la detassazione degli investimenti ambientali. Nella conversione in legge (legge 19 dicembre 2019, n. 157) sono state introdotte ulteriori misure ambientali in particolare sulla tassa per l'esercizio delle funzioni ambientali delle Province e Città metropolitane e sulla tassa rifiuti.

In particolare si ricordano qui alcuni elementi.

La modifica normativa introdotta dall'art. 38 bis prevede che il tributo per l'esercizio delle funzioni ambientali (TEFA) ex Dlgs 504/1992, può essere versato alla tesoreria della Provincia o della Città metropolitana. Salvo diversa deliberazione da parte della Provincia o della Città metropolitana dal 1°gennaio 2020, la misura del tributo è fissata al 5% del prelievo collegato al servizio rifiuti solidi urbani stabilito da ciascun Comune ai sensi delle leggi vigenti in materia.

Vi è poi l'inserimento di una norma (art. 49 comma 1 bis) che rientra nella logica del Green Public Procurement. La disposizione modifica il Codice dei contratti pubblici per introdurre, tra i criteri premiali previsti per il rilascio del rating di impresa (strumento di valutazione dei requisiti reputazionali di affidabilità dell'impresa nei contratti pubblici), la valutazione dell'impatto generato in termini di beneficio comune previsto per le società benefit, anche se l'offerente è un soggetto diverso dalle società benefit. Le società benefit sono società che, nell'esercizio di una attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente, beni ed attività culturali e sociali, enti e associazioni ed altri portatori di interesse. Conseguentemente viene sostituito il comma 13 dell'articolo 95 del Dlgs 50/2016 che stabilisce i criteri premiali che le stazioni appaltanti intendono applicare alla valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa. In particolare si prevede che le Amministrazioni aggiudicatrici indicano nel bando di gara, nell'avviso o nell'invito, i criteri premiali che intendono applicare alla valutazione dell'offerta in relazione al maggiore rating di legalità e di impresa, alla valutazione dell'impatto generato (come sopra) anche qualora l'offerente sia un soggetto diverso dalle società benefit, nonché per agevolare la partecipazione delle micro, piccole e medie imprese, dei giovani professionisti e delle imprese di nuova costruzione alle procedure di affidamento. Inoltre le stazioni appaltanti indicano il maggiore punteggio relativo all'offerta concernente beni, lavori o servizi che presentano un minore impatto sulla salute e sull'ambiente, ivi compresi i beni o i prodotti da filiera corta o a chilometro zero.

L'art. 57-bis, comma 1 proroga la possibilità per i Comuni di misurazione della TARI sulla base di un criterio medio-ordinario (cioè in base alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte) e non sull'effettiva quantità di rifiuti prodotti.
La proroga è operativa fino a diversa regolamentazione tariffaria disposta da ARERA e in attesa di una revisione complessiva del Dpr 158/1999 recante le norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani. Inoltre viene fissato al 30 aprile 2020 il termine di deliberazione per l'anno 2020 delle tariffe e dei regolamenti TARI (e della tariffa corrispettiva) al fine di assicurare ai Comuni un ordinato processo di deliberazione delle tariffe "sganciando" la deliberazione dalla data di deliberazione del bilancio di previsione. La deroga è legata alla recente emanazione della delibera ARERA 31 ottobre 2019, n. 443/2019/R/rif sui costi del servizio rifiuti in base alla quale dovranno essere formulati o riformulati i piani finanziari relativi al 2020 e si applica anche in caso di esigenze di modifica a provvedimenti già deliberati.

La Legge di bilancio, legge 27 dicembre 2019, n. 160, invece, contiene altre disposizioni su altri temi ambientali. Il prossimo approfondimento sarà proprio dedicato a tali disposizioni.

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ARERA, come preannunciato, ha deliberato il 31/10/19 le disposizioni per la Definizione dei criteri di riconoscimento dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti, per il periodo 2018-2021 e del Metodo tariffario del servizio integrato di gestione dei rifiuti (MTR) 2018-2021.

All'Autorità infatti sono infatti assegnate dall'articolo 1, comma 527, della legge 205/17 (Legge di Bilancio 2018) tra le altre, le funzioni di:
- "predisposizione ed aggiornamento del metodo tariffario per la determinazione dei corrispettivi del servizio integrato dei rifiuti e dei singoli servizi che costituiscono attività di gestione, a copertura dei costi di esercizio e di investimento, compresa la remunerazione dei capitali, sulla base della valutazione dei costi efficienti e del principio 'chi inquina paga'" (lett. f);

- "approvazione delle tariffe definite, ai sensi della legislazione vigente, dall'ente di governo dell'ambito territoriale ottimale per il servizio integrato e dai gestori degli impianti di trattamento" (lett. h);

- "verifica della corretta redazione dei piani di ambito esprimendo osservazioni e rilievi".

Nella delibera si evidenzia come il documento posto in consultazione abbia ricevuto 81 contributi da regioni, comuni, gestori e associazioni.
Il perimetro gestionale (art. 1) assoggettato al provvedimento è uniforme su tutto il territorio nazionale e, sulla base della normativa vigente, comprende:
a) spazzamento e lavaggio delle strade;
b) raccolta e trasporto dei rifiuti urbani;
c) gestione tariffe e rapporti con gli utenti;
d) trattamento e recupero dei rifiuti urbani;
e) trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani.

In questo modo vengono caratterizzati i costi che devono essere coperti dal gettito tariffario come regolato dall'Autorità ed escludere di conseguenza da tale perimetro le attività e i costi non pertinenti al servizio regolato, contestualmente prevedendo che gli oneri eventualmente inseriti nei corrispettivi tariffari, ma non attinenti alle attività ricomprese nel perimetro, siano indicati separatamente negli avvisi di pagamento.

Le componenti tariffarie del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani (art. 2) sono così riclassificate:
a) costi operativi, intesi come somma dei costi operativi di gestione delle attività di spazzamento e di lavaggio, di raccolta e di trasporto di rifiuti urbani indifferenziati, di trattamento e di smaltimento, di raccolta e di trasporto delle frazioni differenziate, di trattamento e di recupero, nonché di oneri incentivanti il miglioramento delle prestazioni;
b) costi d'uso del capitale; intesi come somma degli ammortamenti delle immobilizzazioni, degli accantonamenti ammessi al riconoscimento tariffario, della remunerazione del capitale investito netto riconosciuto e della remunerazione delle immobilizzazioni in corso;
c) componente a conguaglio relativa ai costi delle annualità 2018 e 2019.

La determinazione delle componenti è effettuata in conformità al Metodo Tariffario per il servizio integrato di gestione dei Rifiuti (MTR), allegato alla delibera.
Nell'art. 3 sono previsti incentivi alle infrastrutture per la Circular Economy, mediante l'introduzione partire dall'anno 2020 di un fattore di sharing dei proventi derivanti dalla vendita di materiali recuperati e/o di energia derivante dal trattamento dei rifiuti urbani.
La determinazione delle entrate tariffarie (art. 4) avviene sulla base di dati certi, verificabili e desumibili da fonti contabili obbligatorie, nonché in funzione del raggiungimento di obiettivi migliorativi del servizio, secondo criteri di gradualità per la mitigazione degli impatti.
Viene introdotto il principio dell'applicazione di un limite alla crescita annuale del totale delle entrate tariffarie. Infatti le entrate tariffarie determinate per ciascuna delle annualità 2020 e 2021 non possono eccedere quelle relative all'anno precedente più del limite alla variazione annuale, che tiene conto del tasso di inflazione programmata, del miglioramento della produttività, del miglioramento previsto della qualità e delle caratteristiche delle prestazioni erogate agli utenti, delle modifiche del perimetro gestionale, con riferimento ad aspetti tecnici e/o operativi.
Vengono poi definite le procedure per la gestione dei casi in cui l'Ente territorialmente competente non individui obiettivi di miglioramento della qualità e delle caratteristiche delle prestazioni erogate e non preveda modifiche al perimetro gestionale e quelli in cui viceversa l'Ente ritenga necessario, per il raggiungimento degli obiettivi migliorativi definiti o per il superamento di situazioni di squilibrio economico e finanziario, andare oltre del limite della variazione annuale.

Per quanto riguarda la Determinazione dei corrispettivi per l'utenza (art. 5) In ciascuna delle annualità 2020 e 2021, a partire dalle entrate relative alle componenti di costo variabile e di quelle relative alle componenti di costo fisso individuate sulla base delle disposizioni di cui al MTR sono definiti:
- l'attribuzione dei costi tra utenze domestiche e non domestiche, in continuità con i criteri di cui alla normativa vigente;
- i corrispettivi da applicare all'utenza finale, in coerenza con le tabelle del D.P.R. 158/99.

In merito alla Procedura di approvazione (art. 6), sulla base della normativa vigente, il gestore predispone annualmente il piano economico finanziario, secondo quanto previsto dal MTR, e lo trasmette all'Ente territorialmente competente. Il piano economico finanziario è corredato dalle informazioni e dagli atti necessari alla validazione dei dati impiegati (dichiarazione, relazione ecc.), e quindi non può limitarsi a un semplice elenco di costi.
Va ricordato che l'Ente territorialmente competente è l'ente di governo dell'Ambito, se istituito ed operativo, ed in caso contrario, la Regione o altri enti competenti, e quindi il Comune.

La procedura di validazione consiste nella verifica della completezza, della coerenza e della congruità dei dati e delle informazioni necessari alla elaborazione del piano economico finanziario e viene svolta dall'Ente territorialmente competente o da un soggetto dotato di adeguati profili di terzietà rispetto al gestore. L'Ente territorialmente provvede a trasmettere all'Autorità la predisposizione del piano economico finanziario e i corrispettivi del servizio integrato dei rifiuti, o dei singoli servizi che costituiscono attività di gestione, e l'Autorità verifica la coerenza regolatoria degli atti, dei dati e della documentazione trasmessa e, in caso di esito positivo, conseguentemente approva.

L'art. 7 prevede dei Meccanismi di garanzia in caso di inerzia del gestore o dell'Ente territorialmente competente, per i rispettivi compiti, con conseguenti interventi dell'Autorità.
L'art. 8 riguarda le Tempistiche di trasmissione con riferimento all'anno 2020, mentre quelle relative al 2021 saranno definite con successivo provvedimento dell'Autorità.

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ARERA, come preannunciato, ha deliberato il 31/10/19 le disposizioni in materia di trasparenza del servizio integrato di gestione dei rifiuti (Testo integrato in tema di trasparenza nel servizio di gestione dei rifiuti per il periodo di regolazione 1° aprile 2020 - 31 dicembre 2023). oltre alle disposizioni per la determinazione delle entrate tariffarie e l'erogazione, nel medesimo ambito. All'Autorità infatti sono assegnate "la definizione dei livelli di qualità dei servizi, sentiti le Regioni, i gestori e le associazioni dei consumatori, nonché la vigilanza sulle modalità di erogazione dei servizi" e "la diffusione della conoscenza e della trasparenza delle condizioni di svolgimento dei servizi a beneficio dell'utenza".

Il documento riguarda la regolazione dei contenuti informativi minimi obbligatori (trasparenza del servizio) che devono essere garantiti all'utente tenuto al pagamento della TARI o della tariffa corrispettiva per il servizio integrato di gestione dei RU.

Nell'art. 1 (Definizioni) va sottolineato il fatto che tra le attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti, che comprende le operazioni di accertamento, riscossione, gestione del rapporto con gli utenti, gestione della banca dati degli utenti e delle utenze, dei crediti e del contenzioso, sono riportate la promozione di campagne ambientali e la prevenzione della produzione di rifiuti urbani.

L'Art. 2 riguarda l'ambito di applicazione e stabilisce gli elementi informativi minimi che devono essere garantiti all'utente del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani, nel periodo di regolazione 1° aprile 2020 - 31 dicembre 2023. Tali obblighi si applicano al gestore che eroga il servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani. Qualora le attività incluse nel servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani siano gestite da soggetti distinti si applicano ai diversi soggetti, ciascuno per gli aspetti di propria competenza.
E' prevista una deroga temporale (dal 1° gennaio 2021) per i i gestori del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani o dei singoli servizi che servono territori, anche oggetto di procedure di affidamento diverse, con una popolazione residente non eccedente 5.000 abitanti.

L'Art. 3 ha per oggetto gli obblighi di trasparenza tramite siti internet. Va sottolineato come, oltre alle informazioni sulle modalità di erogazione dei servizi di raccolta e spazzamento, sulle istruzioni per l'uso, sull'applicazione e riscossione della TARI o Tariffa, sulle modalità di contatto e reclamo, debba essere riportato l'indicatore % di Raccolta differenziata conseguita nel Comune o nell'ambito territoriale. Non sarebbe stato male introdurre un paio di altri indicatori importanti per definire le prestazioni ambientali del servizio, quali la quantità pro capite di RUR (Rifiuto Urbano Residuo) e il Tasso di Riciclaggio...

I successivi Artt. da 4 a 7 riportano rispettivamente:
* Le Disposizioni generali in materia di documenti di riscossione
* Le Informazioni generali nei documenti di riscossione
* Le Informazioni sugli importi addebitati nei documenti di riscossione
* Le Informazioni su modalità di pagamento nei documenti di riscossione.
L'Art. 8 riguarda le Informazioni su servizio e risultati ambientali nei documenti di riscossione. Riprendono una serie di informazioni da inserire in questi documenti, relative ai contatti, ai diritti per gli utenti ed ai servizi previsti per il sito Internet, tra i quali la percentuale di raccolta differenziata conseguita.
Nell'Art. 9 (Disposizioni in materia di comunicazioni agli utenti) vengono disciplinati gli obblighi di comunicazione agli utenti interessati delle variazioni di rilievo nelle condizioni di erogazione del servizio di raccolta e trasporto e/o del servizio di spazzamento e lavaggio delle strade, e/o dell'attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti,
L'Art. 10 (Informazioni sulla percentuale di raccolta differenziata) da semplicemente indicazioni sulla fornitura di questi dati.
L'Art. 11 (Trasmissione di informazioni tra operatori) detta le tempistiche della trasmissione delle informazioni da parte dei gestori delle attività di raccolta e trasporto e dei gestori delle attività di spazzamento e lavaggio delle strade al gestore dell'attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti. Infine l'Art. 12 (Ulteriori standard di trasparenza definiti dagli Enti territorialmente competenti) prevede che qualora l'Ente territorialmente competente, anche su proposta del gestore, definisca standard di trasparenza ulteriori o differenziati, tali standard devono prevedere livelli di tutela dell'utente non inferiori a quelli definiti nel presente provvedimento.

Va ricordato, come evidenziato negli stessi documenti preparatori di ARERA, che anche i "Criteri Ambientali Minimi per l'affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani" disciplinano le prestazioni inerenti al rapporto tra gestore e utente, tra cui l'orario di apertura dei centri di raccolta, l'attivazione di un call-center, il tempo massimo di risposta alle comunicazioni trasmesse dagli utenti, la predisposizione di una sezione web dedicata al servizio dei RU.

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arera

Rilanciamo la notizia pubblicata da Payt riguardante l'unico momento pubblico di confronto a livello nazionale con ARERA, per una illustrazione e un confronto sul Metodo Tariffario Rifiuti ("Orientamenti per la copertura dei costi efficienti di esercizio e di investimento del servizio integrato dei rifiuti per il periodo 2018-2021") e sugli obblighi di trasparenza ("Disposizioni di in materia di trasparenza nel servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati").

Si sottolinea in particolare che le indicazioni di ARERA impostano un nuovo modello tariffario, modificando profondamente quanto previsto dal DPR 158/99.
Un incontro unico, nazionale, in vista della scadenza dei termini previsti per la presentazione di memorie e osservazioni (16 settembre 2019).

Roma, 11 settembre 2019
inizio ore 10.00
Roma Eventi Piazza di Spagna
Via Alibert, 5

Un appuntamento dedicato ai gestori dei servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, agli operatori di igiene ambientale, all'industria del riciclo e del riuso, agli Enti di Governo d'Ambito, alle istituzioni e agli enti locali, ai consorzi nazionali e a tutte le associazioni dei consumatori, degli ambientalisti e degli operatori del settore.
ARERA presenta agli stakeholder i propri Documenti di Consultazione visionabili sul sito www.payt.it

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pannolini

Il 15 maggio 2019 il Ministro dell'ambiente ha firmato il decreto che adotta lo schema di regolamento che disciplina la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) dei prodotti assorbenti per la persona (PAP).
L'obiettivo "win win" è recuperare e non mandare a incenerimento o discarica circa 900 mila tonnellate all'anno di rifiuti, sviluppando una tecnologia industriale italiana e creando nuovi posti di lavoro.

Il presupposto, indicato in premessa al provvedimento normativo, è che esiste un mercato per le plastiche eterogenee a base di poliolefine (miscela composta per almeno l'80% da poliolefine cioè polietilene e polipropilene), per il SAP (Super Absorbent Polymer, ossia poliacrilato di sodio) e per la cellulosa, in ragione del fatto che tali materiali risultano comunemente oggetto di transazioni commerciali e possiedono un effettivo valore economico di scambio, che sussistono scopi specifici per i quali tali materiali sono utilizzabili e che i medesimi rispettano la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti. Inoltre dall'istruttoria effettuata è emerso che le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa, che soddisfano i requisiti tecnici di cui al decreto, non comportano impatti negativi complessivi sulla salute umana o sull'ambiente.

Il regolamento stabilisce i criteri generali (Verifiche sui rifiuti in ingresso, Prescrizioni relative al processo di recupero, Criteri sanitari e Piano dei controlli del processo di trattamento) ed i criteri specifici per cui le plastiche eterogenee a base di poliolefine, il SAP e la cellulosa derivanti dal recupero di rifiuti di prodotti assorbenti per la persona (PAP), cessano di essere qualificati come rifiuto ai sensi e per gli effetti dell'articolo 184 ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Tali materiali sono utilizzabili esclusivamente per i rispettivi scopi specifici elencati nell'Allegato 5 del Regolamento.
In particolare le plastiche eterogenee a base di poliolefine possono essere impiegate in processi di trasformazione manifatturiera o tal quali per i seguenti scopi specifici:
a. Manufatti plastici;
b. Materiali per il settore automobilistico;
c. Produzione di syngas (gas di sintesi) per applicazioni diverse dalla combustione.
Non è consentito l'utilizzo delle plastiche eterogenee a base di poliolefine per le attività di recupero ambientale e, in forma sciolta, per le applicazioni che prevedano il contatto diretto con il suolo adibito a coltivazioni agricole.

Il SAP può essere impiegato in processi di trasformazione manifatturiera o tal quale per la produzione di:
a. Prodotti assorbenti;
b. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
La cellulosa può essere impiegata in processi di trasformazione manifatturiera per i seguenti scopi specifici:
a. Prodotti assorbenti;
b. Prodotti cartacei;
c. Chemical building blocks;
d. Prodotti per uso florovivaistico (cellulosa ad alto contenuto di SAP);
e. Prodotti tessili (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Materiali per l'edilizia (cellulosa a basso contenuto di SAP);
g. Materiali per il settore siderurgico (cellulosa a basso contenuto di SAP);
h. Additivi (cellulosa a basso contenuto di SAP);
i. Prodotti per l'industria chimica (cellulosa a basso contenuto di SAP);
f. Produzione di syngas per applicazioni diverse dalla combustione.
Sono poi riportati nel regolamento i riferimenti normativi per le limitazioni all'utilizzo rispetto agli scopi specifici sopra riportati.

In Italia, nella provincia di Treviso (polo di trattamento dei rifiuti di Spresiano), si trova il primo impianto sperimentale di trattamento e riciclo dei PAP, in grado di riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti come grucce, mollette, imballaggi industriali e nuovi materiali assorbenti. L'impianto, inaugurato nel marzo 2015 e realizzato nell'ambito del progetto Recall, co-finanziato dall'Unione Europea, è gestito dall'azienda di servizi ambientali Contarina ed è il frutto della tecnologia di Fater Smart, società parte del gruppo Fater Spa, la joint venture tra Procter & Gamble e gruppo Angelini che produce le linee Pampers, Lines e Tampax.
I prossimi decreti "end of waste" che stanno arrivando a conclusione, dopo vari passaggi istituzionali, che comprendono anche la valutazione presso la Commissione Europea, sono quelli relativi al recupero degli pneumatici, di carta e cartone, delle plastiche miste e dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

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La Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (c.d. "Legge di Bilancio 2019") introduce alcune novità finalizzate all'incremento del riciclaggio degli imballaggi in plastica, all'uso di imballaggi biodegradabili e compostabili ed alla riduzione dei prodotti in plastica monouso, evidenziando di fatto un tema molto sentito nell'opinione pubblica.

In particolare sono da citare alcuni passaggi interessanti.

Il comma 73 prevede che, al fine di incrementare il riciclaggio delle plastiche miste e di ridurre l'impatto ambientale degli imballaggi e il livello di rifiuti non riciclabili derivanti da materiali da imballaggio, a tutte le imprese che acquistano prodotti realizzati con materiali provenienti dalla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica ovvero che acquistano imballaggi biodegradabili e compostabili secondo la normativa UNI EN 13432:2002 o derivati dalla raccolta differenziata della carta e dell'alluminio è riconosciuto, per ciascuno degli anni 2019 e 2020, un credito d'imposta nella misura del 36% delle spese sostenute e documentate per i predetti acquisti.

Il comma 802 prevede invece che, ai fini, tra le altre cose, di prevenire la produzione di rifiuti da prodotti di plastica monouso e di quella dei materiali di origine fossile e l'abbandono, i produttori, su base volontaria e in via sperimentale dal 1° gennaio 2019 fino al 31 dicembre 2023:
a) adottano modelli di raccolta differenziata e di riciclo di stoviglie in plastica da fonte fossile con percentuali crescenti di reintroduzione delle materie prime seconde nel ciclo produttivo;
b) producono, impiegano e avviano a compostaggio stoviglie fabbricate con biopolimeri di origine vegetale;
c) utilizzano entro il 31 dicembre 2023 biopolimeri, con particolare attenzione alle fonti di approvvigionamento nazionale, in modo massivo e in alternativa alle plastiche di fonte fossile per la produzione di stoviglie monouso.

Per le finalità e gli obiettivi di cui sopra i produttori promuovono:
a) la raccolta delle informazioni necessarie alla messa a punto di materie prime, processi e prodotti ecocompatibili e la raccolta dei dati per la costruzione di Life Cycle Assessment certificabili;
b) l'elaborazione di standard qualitativi delle materie prime e degli additivi impiegabili in fase di produzione e la determinazione delle prestazioni minime del prodotto;
c) lo sviluppo di tecnologie innovative per il riciclo dei prodotti in plastica monouso;
d) l'informazione sui sistemi di restituzione dei prodotti in plastica monouso usati da parte del consumatore.
Le informazioni riguardano in particolare:
* i sistemi di restituzione, di raccolta e di recupero disponibili;
* il ruolo degli utenti di prodotti di plastica monouso e dei consumatori nel processo di riutilizzazione, di recupero e di riciclaggio dei prodotti di plastica monouso e dei rifiuti di imballaggio;
* il significato dei marchi apposti sui prodotti di plastica monouso.

Si sottolinea come questi provvedimenti seguano quanto previsto a suo tempo nella Legge di Bilancio 2018, con il bando dei cotton fioc di plastica non compostabile dal 1°gennaio 2019, a cui seguirà, il 1° gennaio 2020, quello dei prodotti cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante o detergente contenenti microplastiche.
Infine l'aspetto economico: la legge di Bilancio 2019 preveda (Tabella D – Bilancio per Azioni), nell'ambito del capitolo di spesa "Prevenzione e gestione dei rifiuti, prevenzione degli inquinamenti", un importo pari a € 38.038.735 per il 2019, € 37.838.785 per il 2020 e € 32.838.735 per il 2021.

Questi provvedimenti, in prospettiva potrebbero essere oggetto di rettifica in fase di recepimento della nuovissima Direttiva sui prodotti di plastica monouso approvata dal Parlamento Europeo il 27 marzo 2019. 

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