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Tecnologia e studenti che si alleano per l'ambiente grazie a EcoQuiz: a Livorno ancora una dimostrazione di quanto ormai non sia più possibile "evitare" il contatto tra ragazzi e nuove tecnologie, ma anzi quanto esso debba essere sfruttato in modo positivo ed incanalato per ottenere nuove opportunità didattiche e metodi diversi di apprendimento.

Si è concluso così, ufficialmente giovedì 31 maggio, con una partecipatissima premiazione, il concorso didattico "Eco Quiz, in missione per il Pianeta", organizzato da Aamps e Comune di Livorno, e rivolto ai ragazzi delle scuole livornesi. L'evento si è tenuto nella Sala Cerimonie del Palazzo Comunale, alla presenza del direttore generale di Aamps, Paola Petrone, e dall'assessore comunale all'Ambiente, Giuseppe Vece.

Tommaso Antonini della 2a BPA del Liceo Cecioni e Tommaso Cafferata della 2a B della Micali, rispettivamente per le categorie "Scuola secondaria di 2° grado" e "Scuola secondaria di 1° grado", si sono aggiudicati il primo premio in palio. Per entrambi un nuovissimo tablet di ultima generazione firmato Samsung. Attestati di riconoscimento per i secondi e terzi classificati nelle rispettive categorie: Francesco Fraca (1a CLA Istituto Colombo) e Lorenzo Occhetto Giorgi (2a BPA Liceo Cecioni) per le superiori e Gessica Sacaj (1a B Micali) e Christian Panciatici (2° B Micali) per le medie. Un premio in denaro del valore di 250 euro, simboleggiato da un simpatico eco-assegno, è stato vinto dal liceo Cecioni e dalla scuola secondaria di primo grado Micali, per aver ottenuto il punteggio più alto complessivo tra tutti i loro studenti in gara.

"Eco Quiz, in missione per il Pianeta" ha coinvolto oltre 100 alunni di 13 classi di alcuni degli istituti secondari di Livorno. Da inizio aprile fino al 9 maggio, i ragazzi hanno risposto a una serie di domande online su vari argomenti di natura ambientale, in una sorta di sfida digitale per mettere a dura prova la sensibilità ecologica dei più giovani: biodiversità agricola, qualità dell'aria, mobilità, energie rinnovabili, smaltimento rifiuti ed eco-sostenibilità sono stati gli argomenti su cui si sono confrontati gli studenti per circa un mese cercando di raggiungere il punteggio più alto per ogni tematica. I risultati sono stati sorprendenti: quasi 6 milioni di punti complessivamente accumulati e più di 7000 partite giocate, con una media di 74 per ogni giocatore. Il record di punti del vincitore assoluto in una sola partita è di 6632 punti.

Visto il successo di questa edizione, che ha visto una partecipazione più alta rispetto alla media delle città in cui si è svolta l'iniziativa, EcoQuiz verrà replicato il prossimo anno scolastico. Inoltre a settembre partirà un altro progetto, "Capitan Eco", rivolto anche alle scuole elementari.

"Siamo molto soddisfatti della risposta degli studenti di Livorno" – ha dichiarato Paola Petrone, direttore generale di Aamps. "Pensiamo che i più giovani siano il simbolico terreno fertile dove far germogliare la sensibilità ecologica e allo stesso tempo siano anche i migliori portavoce delle istanze ambientali, sia per la nostra città che per il pianeta intero. Il numero dei partecipanti e i risultati ottenuti da ognuno di loro sono la dimostrazione che nelle scuole i temi così importanti come quelli ambientali sono affrontati nella maniera corretta. Del resto, la disponibilità degli istituti coinvolti per partecipare a EcoQuiz è stata immediata, già dai primi incontri di presentazione dell'iniziativa. Siamo sicuri che le buone pratiche che i ragazzi hanno dimostrato di conoscere non si siano limitate solo al completamento del gioco, ma siano per loro un patrimonio acquisito e rappresentino convinzioni importanti da diffondere dentro e fuori casa".

"Quello di oggi – ha concluso l'assessore comunale all'Ambiente, Giuseppe Veceè un passo avanti determinante per lo sviluppo di una sensibilità ambientale sempre più radicata. Le buone pratiche che sono entrate nel bagaglio culturale di questi cento ragazzi attraverso l'EcoQuiz, potranno facilmente essere trasferite all'interno delle famiglie. Questo contribuirà a costruire una catena di Sant'Antonio virtuosa capace di moltiplicare il numero di cittadini educati alle buone pratiche e alla sostenibilità ambientale. Non è il primo progetto di educazione ambientale che viene messo in campo da questa amministrazione e non potrebbe essere altrimenti: questa è infatti la sfida del nostro tempo".

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kamikatsu

Recentemente i media internazionali hanno raccontato l'esperienza di Kamikatsu, comune rurale situato sull'isola di Shikoku, nel sud-ovest del Giappone, tra montagne e risaie, con 1.700 abitanti. Dal 2003, questo comune ha avviato la sfida verso i rifiuti zero entro il 2020, anno dei giochi olimpici a Tokyo.

Presso le famiglie di Kamikatsu la differenziazione non è una parola vuota, ci sono contenitori ovunque, poiché vengono selezionate in totale 45 categorie di rifiuti! Ad esempio una semplice bottiglia in plastica viene suddivisa nei 3 elementi, etichetta, tappo e bottiglia stessa, da risciacquare prima di conferirla, il cartone rigido viene separato da quello cartone morbido, il vetro bianco da quello colorato, l'acciaio dall'alluminio.
La raccolta avviene esclusivamente attraverso il conferimento al centro di raccolta, aperto anche la domenica, dove quindi le famiglie si recano frequentemente, e che conseguentemente è diventato un luogo di incontro e socializzazione. Molti residenti sono anziani e non guidano più, per loro vi è un servizio pubblico di raccolta, con frequenza mensile, rafforzato da personale volontario.
L'autocompostaggio è la norma in questo villaggio, anche con macchine compostatrici fornite dal Comune.
Fino agli anni 2000 lo smaltimento era effettuato con la modalità più diffusa in Giappone, ossia l'incenerimento. I risultati attuali sono di una differenziazione di oltre l'80% dei rifiuti prodotti e solo il resto viene incenerito, non più a Kamikatsu, ma in un'altra città.

Viene inoltre promosso il riuso: a lato del centro di raccolta è possibile depositare gli oggetti ed i vestiti che non si usano più e di prenderli gratuitamente da parte di chi ne ha bisogno. Delle 13 tonnellate di oggetti lasciati all'anno, 11 sono stati riutilizzati.
Si sono inoltre sviluppate attività artigianali che impiegano materiali di scarto, quali ad esempio orsacchiotti realizzati con vecchi kimono.
I comportamenti virtuosi sono seguiti anche dalle attività non domestiche. I ristoranti ad esempio utilizzano prevalentemente prodotti locali, non usano tovaglie di carta, forniscono scontrini digitali.

Sicuramente un'esperienza interessante in un contesto particolare, che dimostra innanzitutto quanto sia importante la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini. Anche nelle nostre realtà abbiamo esperienze estremamente virtuose, magari un po' meno spostate sul contributo dei cittadini, ma con una quota importante di servizi di raccolta garantiti. In quanto alle frazioni da selezionare, guarda caso il decreto che disciplina la gestione dei centri di raccolta elenca 45 codici CER...

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CIFA

E' durato una settimana, dal 7 all'11 maggio il ToT (Training of Trainers) in comunicazione ambientale e gestione dei rifiuti plastici svolto da Achab Group ad Hawassa, in Etiopia. L'attività è stata ideata nell'ambito del progetto "100% Plastic" di Cifa Onlus, cofinanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Il progetto ha l'obiettivo di avviare la filiera del riciclo dei contenitori per bevande in plastica PET nella capitale della Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud, che conta quasi 160.000 abitanti.

Hawassa è una città in rapida crescita, con grandi investimenti dall'estero, un'economia ed una società che stanno rapidamente cambiando, conducendo ampie fasce della popolazione verso uno stile di vita consumista, importato dall'occidente industrializzato. Questo sviluppo socio-economico è alla base dell'inquinamento ambientale collegato a una crescente produzione di rifiuti da imballaggio, da cui trae spunto il progetto "100% Plastic", con l'obiettivo di avviare al riciclo tutte le bottiglie di plastica immesse sul mercato cittadino.

Il progetto comprende azioni materiali per l'organizzazione della raccolta differenziata, dello stoccaggio, del trasporto e trasformazione delle bottiglie raccolte, ed azioni immateriali di formazione imprenditoriale dei raccoglitori e sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni.
Il training condotto da Dario Capello per Achab ha trasmesso a vari portatori di interesse le competenze di base sulla comunicazione ambientale e sui rischi ambientali e sanitari connessi alla crescente presenza di rifiuti in plastica nell'ambiente, con l'obiettivo di smuovere le coscienze e spronare all'azione, facendo sinergia con le azioni di progetto. Nei 5 giorni di formazione sono stati coinvolti lo staff etiope di progetto, gli amministratori della Municipalità di Hawassa e della Regione SNNPR, i rappresentanti delle associazioni di raccoglitori di rifiuti, i rappresentanti dei kebelè e delle sub-cities di Hawassa, per un totale di 124 partecipanti.

Le lezioni sono state svolte in lingua inglese, spesso con il supporto di un interprete madrelingua amarico, ed hanno alternato momenti di spiegazione frontale al dialogo e all'interazione organizzata in forma di laboratorio (workshop).
La modalità della formazione dei formatori (training of trainers) è finalizzata a fare sì che i partecipanti siano in grado di replicare la formazione ad altri soggetti, potenziandone esponenzialmente l'impatto.

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Per il secondo anno consecutivo il CO.VAR.14, consorzio di bacino per 19 comuni dell'area sud ovest di Torino, promuove con gli enti locali un nuovo modo di vivere sagre e manifestazioni, facendo "Ecofesta insieme"

Così, nel comune di Carignano, prima tappa nel 2018, per la frequentatissima festa "Fiori e Vini" si è ripetuta la positiva esperienza dello scorso anno, organizzando un sistema efficace di raccolta dei rifiuti e predisponendo un apparato comunicativo tale da invogliare gli avventori e gli espositori ad operare una corretta raccolta differenziata, rendendo la fiera una manifestazione più leggera per l'ambiente.

Spesso infatti, questo tipo di eventi, che durano più giornate e che ospitano numerosi punti di ristoro portano con sè un impatto ambientale fortissimo ed è necessario agire su ambo i lati (organizzazione e fruizione) per limitarlo.

Cosa effettuata dal CO.VAR. 14 in collaborazione con Achab Group e, a giudicare dalle reazioni, piaciuta ai carignanesi e ai "forestieri", tanto che in molti si sono alzati spontaneamente a fine pasto a cercare ed utilizzare i cassonetti per la raccolta differenziata, spostati in mezzo alla piazza e custoditi da alcuni animatori, incitati anche dai visibili strumenti di comunicazione che hanno reso centrale la gestione dei rifiuti assieme alla fruizione del momento di svago da parte del pubblico.

"Spesso non ci rendiamo conto di quale sia la quantità di rifiuti che viene prodotta in questo tipo di eventi - sottolinea Leonardo Di Crescenzo, presidente del Consorzio torinese - e, dunque, azioni come queste sono molto utili sia per investire nella sensibilità del pubblico e degli operatori, senza la collaborazione dei quali non si avrebbero risultati apprezzabili, sia per ottenere a fine evento una tangibile minimizzazione dei rifiuti prodotti".

 

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"Lo spreco è un insulto alla società, al bene comune, all'economia del nostro come di ogni Paese. Alcuni progetti di solidarietà stanno dando risultati positivi. Occorre estenderli, valutando come intervenire con strumenti legislativi di sostegno. Ridurre gli sprechi è un grande impegno pubblico, a cui possono partecipare da protagonisti la società civile organizzata, il volontariato, il no-profit, la cooperazione, l'impresa privata". Queste sono le parole pronunciate dal Presidente Mattarella il 5 giugno 2015. Da quel momento sono stati fatti importanti passi avanti, a partire dalla legge n.166/2016 o "Legge Gadda" contro gli sprechi alimentari e farmaceutici entrata in vigore il 14 settembre 2016 che ha riorganizzato il quadro normativo che regola le donazioni degli alimenti invenduti sensibilizzando e incentivando l'uso consapevole delle risorse e dei prodotti ancora utilizzabili dalle organizzazioni di volontariato.

L'obiettivo è quello di diffondere una maggiore sensibilità ambientale, dal momento che i rifiuti alimentari rappresentano un problema per l'Europa e l'Italia che ha effetti sull'ambiente e l'economia, oltre ovviamente a importanti risvolti sociali.
I numeri dello spreco sono ancora molto alti: dai dati del rapporto Waste Watcher 2016 (l'Osservatorio nazionale sugli Sprechi, attivo per iniziativa di Last Minute Market) in Italia ogni anno si sprecano 8 miliardi di euro in cibo che finisce nella spazzatura, questo dato si basa sull'auto-percezione dello spreco da parte di un campione rappresentativo di soggetti. Da esperienze realizzate in diversi paesi europei è però emerso che il dato auto-percepito è generalmente sottostimato rispetto a quello reale, si tratterebbe quindi di una cifra ancora maggiore. Lo spreco riguarda l'intera catena alimentare, dalla produzione al consumo e ristorazione, ed è di vitale importanza riuscire a ridurlo. Dall'entrata in vigore della "legge Gadda" il bilancio può però dirsi positivo, tanto che la legge italiana è diventata un modello anche per gli altri Paesi europei. Un dato confermato dalle associazioni di volontariato che hanno visto aumentare i beni erogati gratuitamente per quantità e tipologia. Le stime della fondazione Banco alimentare, la più grande realtà italiana di recupero del cibo e di sostegno ai più bisognosi, parlano infatti di un aumento del 20% del recupero eccedenze dalla grande distribuzione da settembre 2016 a settembre 2017.

A questo vanno aggiunte le buone pratiche già attuate in molti comuni proprio in attuazione della normativa contro gli sprechi.
Una di queste buone pratiche è "Eco e non spreco", una interessante iniziativa lanciata nel territorio del Portogruarese in provincia di Venezia, che mira a ridurre gli sprechi alimentari incentivando all'uso della family bag tra ristoranti, pizzerie, trattorie, osterie, agriturismi e punti ristoro locali.
Il progetto ha già raccolto 57 adesioni da parte dei ristoratori degli 11 comuni coinvolti, numero che però aumenterà con il passare del tempo e il diffondersi delle buone pratiche. Ad ogni ristoratore verranno fornite le family bag, ovvero le buste con cui portare a casa il cibo avanzato e un kit informativo composto da vetrofania da applicare sulla porta del locale, cartoline per i clienti con informazioni sul progetto, espositori da tavolo e informativa per menù che invita i clienti a chiedere l'avanzo.
Scopo del progetto è ridurre lo spreco alimentare che coinvolge la parte finale della catena alimentare, cioè il consumo e la ristorazione (circa il 21% dello spreco totale) e vede come attore principale il cittadino. In questa fase una delle cause dello spreco sono le porzioni standard troppo abbondanti nei locali, circa il 70% dei clienti infatti non porta a casa ciò che rimane nel piatto, abitudine dovuta spesso alla vergogna nel chiedere. L'iniziativa vuole cambiare la concezione della family bag trasformandola da elemento di vergogna a merito ecologico e buona abitudine.
Tramite "Eco e non spreco" diventa possibile ridurre il rifiuto umido prodotto dai ristoratori sensibilizzando i cittadini sul tema della riduzione e degli sprechi e rivalutando i comportamenti sostenibili.
Un importante passo nella giusta direzione per ridurre gli sprechi alimentari.

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