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28 Aprile 2021

Avanza la legge contro il consumo di suolo

Premesse e indirizzi europei:

Con la Strategia tematica per la protezione del suolo del 2006, l’Unione Europea aveva sottolineato la necessità di porre in essere buone pratiche per ridurre gli effetti negativi del consumo di suolo e, in particolare, della sua forma più evidente e irreversibile: l’impermeabilizzazione (soil sealing), spingendo gli Stati membri ad adottare buone pratiche per un consumo sostenibile.

L’Unione Europea ha successivamente previsto l’azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2050 (Environment Action Program dell’UE nell’ambito del Settimo programma quadro – Decisione n. 1386/2013/Ue del Parlamento Europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013).

Il 2 febbraio 2021 la Commissione europea ha tra l’altro ha lanciato una consultazione pubblica al fine di elaborare una nuova Strategia sul suolo, aperta fino al 27 aprile 2021. Nell’ambito del Green Deal per l’Europa è stata annunciata l’adozione di questa Strategia nel 2021.

Le Regioni italiane da alcuni anni, chi più e chi meno, hanno varato leggi che affrontavano il problema del consumo di suolo regionale, mentre il Legislatore nazionale non ha ancora emanato una disciplina organica della materia.

 

In Italia: la situazione secondo SNPA

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che vede l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio, nell’edizione 2020 del Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici ha sintetizzato così la situazione:

 

“Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi, con le loro conseguenze analizzate approfonditamente in questo rapporto, continuano a un ritmo non sostenibile, mentre il rallentamento progressivo delle nuove coperture artificiali rispetto agli anni 2000, ascrivibile prevalentemente alla crisi economica, si è fermato e la velocità di trasformazione del territorio a scapito del suolo naturale si è ormai stabilizzata in oltre 50 chilometri quadrati l’anno, anche a causa dell’assenza di interventi normativi efficaci in buona parte del Paese o dell’attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale. L’iniziativa delle Regioni e delle Amministrazioni locali sembra essere riuscita marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l’aumento delle aree artificiali, rendendo evidente l’inerzia del fenomeno e il fatto che gli strumenti attuali non abbiano mostrato ancora l’auspicata efficacia nel governo del consumo di suolo”.

 

Coperture artificiali

Nell’ultimo anno (2019 vs. 2018), le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 57,5 km2, ovvero, in media, circa 16 ettari al giorno, quasi due metri quadrati di suolo ogni secondo.

La velocità del consumo di suolo è ancora molto lontana dagli obiettivi europei, che, come sopra accennato, prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto, ovvero il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici naturali attraverso interventi di demolizione, deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione.

Le nuove coperture artificiali non sono l’unico fattore di degrado del suolo e del territorio, che è soggetto a diversi processi (altri cambiamenti di uso del suolo, perdita di produttività, di carbonio organico e di habitat, frammentazione, erosione, ecc.). 

I principali servizi ecosistemici forniti dal suolo (benefici forniti dal suolo al genere umano e a supporto della biodiversità, così definiti dall’ISPRA) e persi a causa delle nuove coperture artificiali sono identificabili nella produzione agricola, la produzione di legname, lo stoccaggio di carbonio, il controllo dell’erosione, l’impollinazione, la regolazione del microclima, la rimozione di particolato e ozono, la disponibilità e la purificazione dell’acqua e la regolazione del ciclo idrologico, cui si aggiunge la qualità degli habitat.

 

Obiettivo 11 di Agenda 2030

Non a caso l’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, che si prefigge di aumentare l’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificazione e gestione partecipata e integrata degli insediamenti umani in tutti i paesi, contiene il Target 11.3 “allineare il consumo di suolo alla variazione demografica”. Allo stesso modo l’Obiettivo 15, che si propone di proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre contiene il target 15.3 “land degradation neutrality”, il quale invita a combattere la desertificazione, ripristinare i suoli deteriorati, compresi i terreni colpiti da siccità e inondazioni, e raggiungere uno stato di neutralità nella degradazione del suolo su scala globale. 

 

Legge Italiana: si muove qualcosa

In questo quadro va accolto con favore il fatto che la Commissione Ambiente del Senato il 10 marzo 2021 abbia finalmente trovato l’accordo su un unico testo in materia di rigenerazione urbana e lotta al consumo di suolo, unificando sei diversi disegni di legge. 

La finalità del provvedimento è quella di contribuire all’arresto del consumo di suolo e migliorare la permeabilità dei suoli nel tessuto urbano, tramite il principio del riuso e della invarianza idraulica, anche al fine della mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici nelle città, favorendo il riequilibrio ambientale, la sostenibilità ecologica, la presenza di aree verdi e il rimboschimento, l’integrazione tra rigenerazione urbana e mobilità sostenibile, la relativa progettazione partecipata.

Le norme contribuiranno a favorire il riuso edilizio di aree già urbanizzate e favorire, nelle aree oggetto di rigenerazione urbana, elevati standard di efficienza idrica ed energetica degli edifici al fine di ridurre i consumi idrici ed energetici.

Al Governo il compito di presentare entro 4 mesi dall’entrata in vigore della legge il Programma nazionale per la rigenerazione urbana con connesso un Fondo da 500 milioni di euro per il 2021 da ripartirsi tra Regioni e Province autonome che pubblicheranno appositi bandi per l’assegnazione delle risorse mirate alla rigenerazione urbana e alla riduzione del consumo di suolo.

I Comuni dal canto loro istituiranno una “banca dati del riuso” creata permettere gli edifici disponibili per il recupero o il riuso, predisponendo un censimento che rilevi la quantificazione e la qualificazione delle aree urbanizzate e infrastrutturate esistenti e delle aree residue non ancora attuate previste dagli strumenti urbanistici vigenti e individui gli edifici e le unità immobiliari di qualsiasi destinazione, sia pubblici che privati, sfitti, non utilizzati o abbandonati, specificando le caratteristiche e le dimensioni di tali immobili.

Sono previste misure di incentivazione economica, tra cui incentivi fiscali per la rigenerazione del suolo edificato al di fuori dei centri abitati. 

Viene infine riconosciuta la figura di “agricoltore custode dell’ambiente e del territorio”.

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di Riccardo Marchesi

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