
“Il Riciclo in Italia” è un’iniziativa promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e di Ispra. Ha elaborato una piattaforma interattiva delle filiere del riciclo in Italia, con tutti i dati aggiornati e un Rapporto annuale (https://www.ricicloinitalia.it/wp-content/uploads/Rapporto-Riciclo-in-Italia-2025.pdf).
Come evidenziato nella Premessa del Presidente della Fondazione sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, il Rapporto sull’industria italiana del riciclo dei rifiuti del 2025 parte da un dato Eurostat: nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali, quelli forniti dalle attività di riciclo in sostituzione di materie prime vergini, è stato del 21,6%, in miglioramento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Questo valore è quasi il doppio della media UE (ferma al 12,2%) ed è ben più alto di quello della più grande manifattura europea, la Germania, al 14,8%. Questo dato è il risultato di un riciclo dell’85,6% di tutti i rifiuti (urbani e speciali) gestiti in Italia: il tasso più alto d’Europa, dove la media si ferma al 41,2%.
Anche il riciclo degli imballaggi registra risultati significativi: nel 2024 il tasso complessivo sale al 76,7%, superando gli obiettivi UE 2025 e 2030, con progressi in tutte le filiere.
L’industria del riciclo è quindi particolarmente strategica, non solo dal punto di vista ambientale per il risparmio di risorse, di emissioni, di discariche e di inceneritori, ma per la competitività della manifattura italiana che importa la quasi totalità delle materie prime vergini che impiega.
Materie prime seconde: analisi approfondita
Nell’edizione del Riciclo in Italia 2025, è stata realizzata per la prima volta, in collaborazione con CONAI e il supporto di ISPRA, un’analisi approfondita della produzione nazionale di materie prime seconde (MPS) derivanti dalle attività di riciclo dei rifiuti urbani e speciali.
Nel 2023 la produzione nazionale si attesta a 23,4 Mt, con una forte concentrazione al Nord. Le filiere più rilevanti sono carta, vetro, acciaio, alluminio, legno e organico. Emergono però criticità trasversali: domanda interna instabile, volatilità dei prezzi, concorrenza delle materie prime vergini, lentezza autorizzativa e qualità non sempre adeguata dei materiali in ingresso.
La carta da macero mostra un mercato maturo ma squilibrato: la raccolta cresce più della capacità di assorbimento delle cartiere, generando esportazioni elevate e perdita di valore per il Paese.
Il vetro vive una forte volatilità dei prezzi, con un crollo del rottame nel 2024-2025 che però favorisce l’uso di MPS da parte delle vetrerie.
L’acciaio resta un settore forte ma dipendente dalle importazioni di rottame, mentre l’alluminio soffre volatilità e costi elevati di selezione.
Il legno conferma l’eccellenza italiana del pannello truciolare riciclato, con una filiera altamente concentrata.
Gli ammendanti compostati mostrano un mercato debole, frenato da domanda insufficiente, scarsa qualità della raccolta organica e mancata applicazione dei CAM.
Crisi del riciclo delle plastiche e direttiva SUP
Una criticità centrale è la crisi del riciclo delle plastiche, definita senza precedenti: domanda in calo, prezzi dei riciclati ai minimi, concorrenza dei polimeri vergini, aumento degli scarti da smaltire e prime chiusure di impianti. Le associazioni chiedono interventi urgenti, mentre a livello europeo si registra una contrazione della capacità produttiva e un aumento delle importazioni di plastiche riciclate.
Un approfondimento specifico riguarda il rispetto della c.d. direttiva SUP (Single use plastic), recepita in Italia con il D:Lgs 196/2021, specificamente per la raccolta di bottiglie per bevande e il contenuto minimo di riciclato: per il primo il dato relativo al preconsuntivo 2024 è risultato pari a 68%, in crescita, ma ancora inferiore all’obiettivo imposto per legge (77% entro il 2025), mentre per quanto riguarda l’implementazione e la gestione dell’obbligo di contenuto riciclato nelle bottiglie per bevande in PET (dal 1° gennaio 2025 almeno il 25 %) si stima che nel 2023 (primo anno di rendicontazione con trasmissione dati prevista nel 2025) il tasso medio di contenuto riciclato si attestasse all’11,8% e per il 2024 si stima una crescita, con un livello pari al 15,8%.
Indietro sui RAEE
Il Rapporto evidenzia anche il ritardo italiano nel riciclo dei RAEE, con un tasso di raccolta fermo al 30% e una rete impiantistica insufficiente per il recupero delle materie prime critiche. Lo stesso Edo Ronchi sottolinea che, vista la rilevanza crescente della sicurezza e dei costi dell’approvvigionamento di materie prime strategiche, non è più accettabile che la principale miniera potenzialmente disponibile, quella dei RAEE, sia così poco utilizzata in Italia, con tassi di raccolta bassissimi, e quindi con basse quantità disponibili che non incoraggiano adeguati investimenti in impianti per un riciclo avanzato.
Il nuovo quadro normativo europeo introduce obiettivi stringenti per gli imballaggi, con l’applicazione del nuovo Regolamento, e per rifiuti alimentari e tessili, con, rispettivamente, programmi di prevenzione e l’obbligo di regimi EPR.
Conclusioni
In conclusione, le filiere del riciclo mostrano risultati complessivamente positivi (carta, vetro, acciaio, legno, bioplastiche, PFU, oli usati), ma permangono sfide strutturali: qualità dei conferimenti, sbocchi di mercato, competitività delle MPS, adeguamento impiantistico e piena attuazione delle norme. Per sostenere la transizione circolare, il Rapporto richiama la necessità di politiche industriali stabili, investimenti mirati e un rafforzamento della domanda di materiali riciclati, soprattutto nei settori più in difficoltà come plastica e RAEE.
di Riccardo Marchesi
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