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17 Settembre 2025

Rapporto sullo stato del Capitale Naturale in Italia

 

Il Ministero per L’Ambiente (MASE) ha pubblicato ad agosto 2025 il Sesto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia (dati 2024), documento redatto dal Comitato per il Capitale Naturale, costituito da Amministrazioni Centrali, Amministrazioni Regionali e Comunali, Istituzioni Pubbliche, Esperti scientifici nominati dal Ministro dell’Ambiente.


Servizi ecosistemici

I sistemi naturali quotidianamente ci mettono a disposizione risorse viventi e cicli biogeochimici che ci consentono di vivere e che sono definiti Servizi Ecosistemici. Tali servizi non si lasciano valutare in termini monetari, in quanto non si applicano ad essi le categorie dello scambio economico, finché non siano trasformati o incorporati in prodotti. Le valutazioni monetarie, come ha chiarito il Comitato, si applicano invece alle effettive e potenziali perdite di flussi e stock economici dovute alla perdita di servizi ecosistemici, e agli effettivi e potenziali guadagni che tali flussi e stock derivano o possono derivare dall’incremento dei servizi ecosistemici. Nessuno di questi molteplici valori economici è identificabile come il valore dei servizi ecosistemici, ma tutti ne dipendono crucialmente.

 

Nel nostro paese: premessa

Negli ultimi anni in Italia si è accresciuta la consapevolezza che conservare aree naturali estese, vitali e resilienti contribuisce a ridurre la probabilità del ripetersi di eventi disastrosi ed è un presupposto indispensabile per realizzare sistemi di produzione più innovativi e green, che favoriscano uno sviluppo più duraturo e sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale. La UE stima che nel nostro Paese un’azione diffusa di riqualificazione ecologica potrebbe generare benefici pari a 2,4 Mld di euro, a fronte di costi pari a 261 Mln di euro. Analisi della BCE evidenziano come la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi naturali rappresentino una minaccia per l’economia e la stabilità finanziaria, un fattore che le banche centrali e le autorità di vigilanza devono tenere in considerazione.

Le innovazioni costituzionali (artt. 9 e 41 anno 2022), evidenziando in modo fondamentale l’importanza della natura per il nostro Paese, hanno conferito alla tutela degli ecosistemi e della biodiversità italiana il rango di un principio fondamentale della Repubblica, che garantisce la salute dei cittadini, il buon uso del capitale naturale e i servizi fondamentali da esso forniti (come l’aria pulita, il suolo fertile e sano, il cibo sano e l’acqua potabile), indispensabili per le generazioni presenti e future.

 

Il rapporto sul capitale naturale in Italia

Il rapporto sul capitale naturale d’Italia amplia e approfondisce alcuni aspetti che sono indicati come obiettivi da raggiungere nelle politiche del nostro Paese, quali l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, approvata nel 2015, e i documenti approvati dalle Convenzioni internazionali.

Il documento è articolato in 4 capitoli:

  • Perché è importante conoscere, quantificare e valorizzare il Capitale Naturale in Italia
  • Verso una visione sistemica e consapevole del patrimonio naturale: il quadro internazionale ed europeo
  • Politiche e Strumenti finanziari per una integrazione del Capitale Naturale nelle decisioni economiche
  • Antologia di esperienze nazionali per la valorizzazione del Capitale Naturale.

Il framework fondamentale e imprescindibile di riferimento per la contabilità della natura è rappresentato dal System of Environmental Economic Accounting (SEEA), articolato nel SEEA Central Framework (CF) e nel SEEA Ecosystem Accounting (EA), che realizza l’integrazione dei dati economici e ambientali, con l’intento di fornire una visione comprensiva e multidisciplinare delle interrelazioni tra l’economia e l’ambiente.

Alcuni dati:

  • 58 ecosistemi su 85 sono considerati a rischio, con il 19,6% del territorio nazionale sottoposto a forti pressioni ambientali.
  • La superficie nazionale sottoposta a diverse categorie e livelli di pressioni è stimata in generale al 19,6% (circa il 43% rispetto a quella coperta dagli ecosistemi naturali e seminaturali) di cui il 16,3% si riferisce agli ecosistemi vulnerabili, il 3% agli ecosistemi in pericolo e lo 0,3% a quelli in condizioni critiche.
  • Circa il 72% delle aziende non finanziarie dell’Eurozona dipende da almeno un servizio ecosistemico, come acqua pulita, suolo fertile o impollinazione.

Tra gli Strumenti e raccomandazioni nel documento si propone di estendere il principio del “Do No Significant Harm” (DNSH) a tutti gli interventi con impatti ambientali, non solo quelli del PNRR e si sottolinea l’importanza di integrare la contabilità ambientale nelle politiche fiscali e di bilancio, per una governance più sostenibile; si propone altresì di favorire l’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità 2030, anche con finanziamenti dedicati per programmi strategici.

Si può consultare il documento completo e le infografiche ufficiali sul sito del Ministero dell’Ambiente https://www.mase.gov.it/portale/capitale-naturale

 

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di Riccardo Marchesi

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