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11 Ottobre 2024

Studio Eurostat sui rifiuti organici: si butta il 10% degli alimenti

 

Nel mese di settembre 2024 Eurostat ha fornito i risultati del terzo rapporto sulla quantità di rifiuti alimentari nell’Unione Europea per settore di attività (secondo la classificazione NACE rev.2) e per le famiglie, ad esclusione delle perdite alimentari generate da alimenti non raccolti o alimenti non autorizzati ad essere commercializzati per motivi di sicurezza. L’anno di riferimento è il 2022.

 

Dati generali

A livello dell’UE, i rifiuti alimentari totali misurati nel 2022 sono stati di poco superiori a 59 milioni di tonnellate di materiale tal quale. I rifiuti alimentari domestici hanno rappresentato 32 milioni di tonnellate di massa fresca, con una quota del 54% del totale. Il secondo settore in termini di quota (19%) è quello della lavorazione e della produzione, dove la quantità di rifiuti alimentari misurata è stata di poco superiore a 11 milioni di tonnellate di massa fresca. La quota rimanente, poco più di un quarto del totale dei rifiuti alimentari, proviene dalla ristorazione e dai servizi di ristorazione (inferiore a 7 milioni di tonnellate, 11% del totale), dal settore della produzione primaria (inferiore a 5 milioni di tonnellate, 8% della quantità totale di rifiuti alimentari), dalla vendita al dettaglio e da altri settori della distribuzione alimentare (poco meno di 5 milioni di tonnellate, pari all’8%). 

 

Dati unitari

In termini unitari, nel 2022 nell’UE sono stati generati circa 132 kg di rifiuti alimentari per abitante. Le famiglie hanno generato 72 kg per abitante. Il restante 46%, come accennato in precedenza è costituito da rifiuti generati dalle componenti a monte nella catena di approvvigionamento alimentare. I rifiuti alimentari domestici sono poco più del doppio della quantità di rifiuti alimentari derivanti dai settori della produzione primaria e della fabbricazione di prodotti alimentari e bevande (10 kg e 25 kg per abitante), settori in cui esistono strategie per ridurre i rifiuti alimentari, ad esempio con l’uso di parti scartate come sottoprodotti. Infine, i settori della ristorazione e della vendita al dettaglio e altra distribuzione di alimenti hanno rappresentato 15 kg e 11 kg di spreco alimentare pro capite.

 

Dati italiani

In Italia (il rapporto presenta i dati del 2020, perché il 2021 e il 2022 non sono stati comunicati), il valore pro capite complessivo è un po’ più alto (139 kg) ed anche la quota generata dalle famiglie è maggiore, essendo pari a 100 kg. A titolo conoscitivo si ricorda che il Rapporto Rifiuti Urbani Edizione 2023 di ISPRA (dati 2022) riporta per l’Italia una quantità di rifiuti organici raccolti con i rifiuti urbani (corrispondenti grosso modo a famiglie, ristorazione e vendita di alimenti) pari a 123 kg/abitante anno, di cui ¾ di scarti alimentari (92 kg) e ¼ di rifiuti organici derivanti dalla manutenzione del verde. Dai dati riportati nello stesso documento di ISPRA si può stimare una presenza all’origine di scarti di alimenti nei rifiuti organici urbani pari a poco meno di 130 kg/abitante anno.

 

Buttiamo via il 10% degli alimenti

Nei settori dell’approvvigionamento e del consumo (“Vendita al dettaglio e altra distribuzione di alimenti”, “Ristoranti e servizi di ristorazione” e “Famiglie”), la produzione di rifiuti alimentari nell’UE si può stimare pari al 10% degli alimenti forniti

Sotto il profilo metodologico Eurostat precisa che per alimento si intende qualsiasi sostanza o prodotto, trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito dall’uomo o di cui si prevede ragionevolmente che lo ingerisca. I rifiuti alimentari sono costituiti da parti di cibo destinate ad essere ingerite (cibo commestibile) e parti di cibo non destinate ad essere ingerite (cibo non commestibile). Il rifiuto alimentare è qualsiasi cibo che è diventato rifiuto in queste condizioni:

  • è entrato nella filiera alimentare,
  • è stato successivamente rimosso o scartato dalla filiera alimentare o nella fase del consumo finale,
  • infine, è destinato ad essere trattato come rifiuto.

La misurazione del rifiuto alimentare ha un ruolo chiave da svolgere nelle strategie di riduzione dello spreco alimentare, dove si individua un enorme potenziale di diminuzione lungo l’intera catena di approvvigionamento alimentare. Ridurre gli sprechi alimentari aiuterebbe:

  • agricoltori, aziende e consumatori a risparmiare denaro;
  • a ridurre l’impatto ambientale della produzione, del trasporto, della lavorazione e del consumo di alimenti.

 

Prevenzione

Dato il suo importante impatto ambientale ed economico, la prevenzione degli sprechi alimentari e la necessità di adottare un modello di produzione e consumo più sostenibile sono un settore prioritario del piano d’azione dell’UE per l’economia circolare. Il piano d’azione invitava la Commissione a istituire una piattaforma multilaterale dedicata alla prevenzione degli sprechi alimentari. Nel 2016 è stata istituita la piattaforma dell’UE sulle perdite e gli sprechi alimentari (EU Platform on Food Losses and Food Wastehttps://food.ec.europa.eu/food-safety/food-waste/eu-actions-against-food-waste/eu-platform-food-losses-and-food-waste_en), che ha sostenuto la Commissione nel suo lavoro di adozione di orientamenti dell’UE per facilitare le donazioni di cibo e l’uso di alimenti non più destinati al consumo umano come mangimi per animali. Viene inoltre sviluppata una metodologia di misurazione dei rifiuti e si lavora per migliorare le pratiche di indicazione delle date di scadenza e consumo preferibile.

La Piattaforma, che riunisce le istituzioni dell’UE, gli esperti dei paesi dell’UE, le organizzazioni internazionali e i portatori di interessi selezionati mediante un invito a presentare candidature, ha l’obiettivo di supportare tutti gli attori nel definire le misure necessarie per prevenire lo spreco alimentare, condividere le migliori pratiche, valutare i progressi compiuti nel tempo.

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di Riccardo Marchesi

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