
Se nel 2026 pensiamo ancora che il cambiamento climatico sia solo una questione di gradi centigradi e pannelli solari, allora prepariamoci a cambiare idea. Rileggere oggi, a dieci anni dalla prima edizione, “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein è una vera doccia fredda, ma di quelle rigeneranti.
Perché? Perché Klein ci svela che la crisi climatica e la disparità di genere sono, in realtà, due facce della stessa medaglia: una cultura basata sul dominio e sulla “conquista”.
Scaffolding of care
La parte più rivoluzionaria del libro è quella che Klein chiama “scaffolding of care”, l’impalcatura della cura.
Pensiamoci: chi sono le persone che mandano avanti il mondo con lavori a bassissime emissioni e ad altissimo impatto sociale? Sono quelle che insegnano, prestano cure infermieristiche, esercitano un ruolo genitoriale e chi si occupa di assistenza, ruoli storicamente occupati da donne e sistematicamente definanziati da un sistema che preferisce investire in opere e tecnologie remunerative piuttosto che in servizi.
Klein ci invita a smettere di ammirare il modello che ha dominato l’economia per secoli (tipicamente maschile), per riscoprire invece un’economia della cura e della riparazione (tipicamente femminile).
Consenso radicale
Un altro concetto che oggi, nel 2026, risuona più forte che mai è quello del “consenso radicale”.
Klein fa un paragone coraggioso e onesto: lo sfruttamento selvaggio della Terra (come il fracking o le trivellazioni) segue la stessa logica egocentrica della violenza fisica e psicologica: non si può avere giustizia climatica senza il rispetto sacro per l’autonomia, sia dei territori che delle persone.
Il libro ci spinge a vedere come le donne, specialmente nel Sud del mondo, siano le più colpite dai disastri ambientali pur avendo meno potere decisionale: una doppia ingiustizia che dobbiamo risolvere se vogliamo davvero “salvarci”. Attraverso il racconto di “Blockadia” che racconta la resistenza delle persone che proteggono i propri territori, Klein ci restituisce la speranza, e non è una speranza ingenua ma la consapevolezza che, come il colibrì della favola, ognuno di noi deve fare la sua parte per spegnere l’incendio.
Non perdiamoci questo libro se vogliamo capire perché la lotta per il clima è la più grande battaglia per l’equità del nostro tempo, se vogliamo accogliere l’invito a costruire un mondo dove il valore non si misura in petrolio estratto, ma in quanto siamo capaci di prenderci cura reciprocamente.
In un mondo che corre, questo libro ci invita a fermarci e a chiederci: che tipo di “ci” vogliamo essere noi?

di Redazione
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