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13 Dicembre 2024

Non si ferma il consumo di suolo in Italia

 

È stato pubblicato il Rapporto 2024 “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici – Report ambientali SNPA, 43/2024”, redatto dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA, costituito dalle ARPA regionali e dalle APPA delle Province autonome, con l’indirizzo e il coordinamento di ISPRA,), che assicura le attività di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo. Il Rapporto, insieme alla cartografia e alle banche dati di indicatori allegati, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo e permette di valutare il degrado del territorio e l’impatto del consumo di suolo sul paesaggio e sui “servizi ecosistemici” (definibili come quella serie di servizi che i sistemi naturali generano a favore dell’uomo). 

 

Per capire meglio il problema…

Si riportano alcuni concetti di base, già esposti nella news associata alla presentazione del rapporto 2023.

Il consumo di suolo è la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato), distinguendo il consumo di suolo permanente (dovuto a una copertura artificiale permanente) e il consumo di suolo reversibile (dovuto a una copertura artificiale reversibile).

Il consumo di suolo netto è valutato attraverso il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici agricole, naturali e seminaturali dovuto a interventi di recupero, demolizione, deimpermeabilizzazione, rinaturalizzazione o altro (Commissione Europea, 2012).

Il monitoraggio permette di avere un quadro aggiornato annualmente sull’evoluzione del consumo di suolo, delle dinamiche di trasformazione del territorio e della crescita urbana, in particolare, attraverso la produzione della cartografia ufficiale di riferimento e l’elaborazione di indicatori ambientali e territoriali.

Il consumo di suolo permanente avviene attraverso la realizzazione di: edifici e fabbricati, strade pavimentate, sedi ferroviarie, aeroporti (piste e aree di movimentazione impermeabili/pavimentate), porti (banchine e aree di movimentazione impermeabili/pavimentate), altre aree impermeabili/pavimentate non edificate (piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi ecc.), serre permanenti pavimentate, discariche.

Il consumo di suolo reversibile avviene attraverso la realizzazione di: strade non pavimentate, cantieri e altre aree in terra battuta (piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi, depositi permanenti di materiale ecc.), aree estrattive non rinaturalizzate, cave in falda, impianti fotovoltaici a terra, altre coperture artificiali non connesse alle attività agricole la cui rimozione ripristini le condizioni iniziali del suolo.

Vengono poi classificate altre forme di copertura non incluse nel consumo di suolo: corpi idrici artificiali (escluse cave in falda), aree permeabili intercluse tra svincoli e rotonde stradali, aree pertinenziali associate alle infrastrutture viarie, serre non pavimentate, ponti e viadotti su suolo non artificiale, impianti fotovoltaici a bassa densità.

 

Quali azioni per la tutela del suolo?

Sono state stabilite, a livello globale, comunitario e nazionale, azioni per la tutela del suolo

Tra queste, l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (UN, 2015), definisce gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs), con il concetto di Land Degradation Neutrality, in attuazione del Target 15.3 (“Entro il 2030, combattere la desertificazione, ripristinare i terreni degradati ed il suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, e sforzarsi di realizzare un mondo senza degrado del terreno”).

A livello comunitario, nel 2021, è stata approvata dalla Commissione Europea la nuova Strategia dell’UE per il suolo per il 2030, per ribadire come la salute del suolo sia essenziale per conseguire gli obiettivi in materia di clima e di biodiversità del Green Deal europeo. La Strategia definisce un quadro e misure concrete per proteggere e ripristinare i suoli e garantire che siano utilizzati in modo sostenibile.

Sono stabiliti obiettivi di medio termine e di lungo periodo, tra cui non aumentare il degrado del suolo (entro il 2030) e raggiungere il consumo netto di suolo pari a zero (entro il 2050).

Gli Stati membri dovrebbero integrare la Gerarchia del consumo di suolo nei Piani comunali, i principi della gerarchia sono:

  1. Evitare il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo
  2. In caso di nuove necessità, riutilizzare terreni già consumati e impermeabilizzati
  3. Se non è possibile evitare il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo, utilizzare aree già degradate
  4. Infine, solo per interventi assolutamente inevitabili, applicare misure di mitigazione per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici e per la loro compensazione attraverso interventi come la rinaturalizzazione di una superficie con qualità e funzione ecologica equivalente.

 

Le proposte europee e l’Italia

In attuazione della Strategia, il 5 luglio 2023 la Commissione Europea ha adottato una proposta di Direttiva su monitoraggio del suolo e resilienza, denominata Soil Monitoring Law.

Particolare risalto merita poi la Nature Restoration Law, entrata in vigore nel mese di agosto 2024, il cui principale obiettivo è fermare la perdita e favorire il ripristino della biodiversità dell’UE, per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e gli obiettivi di adattamento ai cambiamenti climatici e miglioramento della sicurezza alimentare.

A livello nazionale il contrasto al consumo di suolo è presente tra gli ambiti prioritari individuati dal Piano per la transizione ecologica (PTE) e posto alla base del processo di transizione ecologica della nostra economia. L’obiettivo del Piano è arrivare a un consumo netto pari a zero entro il 2030, anticipando di vent’anni l’obiettivo europeo e allineandosi alla data fissata dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile. Una Legge nazionale sul consumo di suolo è teoricamente prevista tra le riforme del PNRR, ma fino ad oggi non ve ne è traccia…

 

Il rapporto 2024 e i dati numerici

Passando ai dati illustrati nel Rapporto di SNPA, il consumo di suolo continua a trasformare il nostro territorio con velocità elevate: nell’ultimo anno (2023), le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 72,5 km2, ovvero, in media, circa 20 ettari al giorno; si tratta di un incremento del suolo consumato inferiore rispetto al dato del 2022, ma che si conferma al di sopra della media dell’ultimo decennio (2012-2022), pari a 68,7 km2 annuali. 

La crescita delle superfici artificiali è solo in piccola parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari a poco più di 8 km2, dovuto al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (nella maggior parte dei casi grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile e, solo in piccolissima parte, per azioni di deimpermeabilizzazione). È un valore ancora del tutto insufficiente per raggiungere l’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo netto, che, negli ultimi dodici mesi, ha visto un aumento pari a 64,4 km2. Una quota importante dell’incremento della superficie artificiale è rappresentata dai 13,8 km2 di consumo permanente. In aggiunta, si deve tuttavia considerare che altri 12,4 km2 sono passati, nell’ultimo anno, da suolo consumato reversibile (rilevato nel 2022) a permanente, sigillando ulteriormente il territorio.

L’incremento percentuale del suolo consumato, che esprime la variazione percentuale della superficie consumata rispetto a un anno di riferimento, per l’Italia, rispetto al 2022, è stato dello 0,34%, valore che scende allo 0,33% al netto della quota di ripristino. La velocità del consumo di suolo fa un valore di 19,9 ettari al giorno, diminuendo di circa il 15% rispetto allo scorso anno. Considerando nel computo la quota di deimpermeabilizzazione e rinaturalizzazione, la velocità scende a 17,6 ha/giorno, il terzo valore più alto dal 2012 a oggi e mantenendosi comunque lontana dal ritmo necessario per gli obiettivi di azzeramento del consumo netto di suolo.

Sempre a livello nazionale, Il suolo consumato copre il 7,16% del territorio (7,26% al netto della superficie dei corpi idrici permanenti), con valori in crescita continua. Aggiungendo le altre coperture non considerate e le aree più piccole di 1.000 m2, il totale sale al 7,63% del territorio.

In 15 regioni il suolo consumato stimato al 2023 supera il 5%, con l’Abruzzo ultima regione a superare la soglia appena citata. I valori percentuali più elevati rimangono quelli della Lombardia (12,19%), del Veneto (11,86%) e della Campania (10,57%). Seguono Emilia-Romagna, Puglia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Liguria, con valori sopra la media nazionale e compresi tra il 7 e il 9%.

 

 

Suolo e impianti fotovoltaici

Oltre allo stato sul consumo di suolo, il documento di SNPA affronta i temi dello stato e delle trasformazioni del territorio, delle cause del consumo di suolo, della sua distribuzione territoriale, del suo impatto e quello del degrado del suolo e del territorio (“Land degradation”), tra cui vi è anche il degrado dovuto alla perdita di carbonio organico del suolo. Tra  le cause di più recente introduzione di consumo di suolo vale la pena di sottolineare quella dello sviluppo degli impianti fotovoltaici, con una distribuzione eterogenea a livello regionale e un aumento significativo del consumo di suolo associato a nuovi impianti tra il 2022 e il 2023 e quella dei poli logistici, con un incremento significativo del consumo di suolo legato a questo ambito, soprattutto nel Nord Italia. 

Di notevole interesse anche l’analisi del flusso di servizi ecosistemici, che evidenzia come l’impatto economico del consumo di suolo in Italia produca perdite annuali che si confermano molto elevate. La stima dei costi totali della perdita del flusso annuale di servizi ecosistemici è stimabile da un minimo di 8,22 a un massimo di 10,06 miliardi di euro persi ogni anno a causa del consumo di suolo avvenuto tra il 2006 e il 2023. Il valore più alto di perdita è associato al servizio di regolazione del regime idrologico, ovvero all’aumento del deflusso superficiale prodotto dal consumo di suolo. 

Il valore perso in stock nel periodo 2006-2023 varia tra 19,47 miliardi e 24,69 miliardi di euro, di cui quasi di un miliardo dovuto al consumo di suolo dell’ultimo anno. La perdita di stock più elevata è associata alla produzione agricola.

Infine, vengono riportati un atlante fotografico e dei contributi a cura degli osservatori di Regioni e Province autonome e del Comitato Scientifico, con buone pratiche, approfondimenti, suggerimenti metodologici ecc.

 

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di Riccardo Marchesi

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