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9 Giugno 2022

Rapporto Censis-Green&Blue

E’ stato presentato il 1° Rapporto Censis-Green&Blue su ECONOMIA VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA, un Progetto di ricerca per il Gruppo Editoriale Gedi, realizzato con il contributo di: Main Partner Enel, #Cambiagesto e Intesa Sanpaolo.

Clicca qui per leggerlo! 

 

4 punti di ragionamento

Le attività di analisi e ricerca per la stesura del Rapporto hanno pertanto fissato l’attenzione su quattro punti di ragionamento, e in particolare:

  1. Il quadro d’insieme della transizione ecologica e dell’economia verde, la sua recente evoluzione e le linee di sviluppo lungo tre livelli istituzionali: accordi internazionali, piani e programmi europei, piani e programmi nazionali (cap. 2).
  2. Le dinamiche del sistema finanziario e i meccanismi di incentivazione agli investimenti con forte ambizione ecologica e/o orientati alla transizione energetica (dai fondi ESG ai green bonds), sia in termini di assetto che di prospettiva nel medio e lungo termine (cap. 3).
  3. La disponibilità a investire o a sopportare i costi o, ancora, ad assumere i rischi della transizione ecologica da parte del sistema sociale e dell’opinione pubblica, mettendo in evidenza il ruolo che i media tradizionali e quelli digitali stanno assumendo nel rapporto fra cittadini e tutela ambientale (cap. 4).
  4. La costruzione del Green&Blue Index, ranking a livello provinciale, articolato per i temi “contesto”, “popolazione”, “imprese” che permette di indicare una classifica territoriale del grado di avanzamento lungo il percorso della transizione ecologica e dell’economia verde (cap. 5).

 

La percezione della "transizione ecologica"

Il documento è molto ricco di dati e informazioni. Qui ci limitiamo ad analizzare due aspetti trattati nello studio.

Per quanto riguarda la percezione della transizione ecologica fra gli italiani, una quota minoritaria di italiani (15,4%) ritiene che nei prossimi anni avverrà una vera e propria transizione ecologica dell’economia. Tale transizione si sostanzierà attraverso una significativa riduzione degli impatti ambientali delle attività produttive e di consumo. Sono questi i veri “ottimisti” della transizione. Il 61,5%, invece, è più scettico. Pur ritenendo che la transizione avverrà in futuro, guarda con preoccupazione alla velocità di questo cambiamento che si sta imponendo troppo lentamente. All’aumentare del livello del titolo di studio aumenta anche la quota di chi ritiene che questo processo sia ancora troppo lento. Sono proprio i laureati a temerlo in misura maggiore sfiorando quasi il 66% delle risposte.

È solo una quota residuale (il 6,4% del totale) a ritenere che la transizione ecologica dell’economia non avverrà, ma che questo non comporterà i problemi o gli effetti devastanti tanto temuti, uno zoccolo duro di irriducibili che ritengono già perfetto l’attuale sistema di produzione e di consumo.

Più alta della percentuale degli “ottimisti” è quella dei “pessimisti” assoluti. Nella popolazione generale è il 16,7% a ritenere che non ci sarà nessuna transizione ecologica a causa dei molti fattori contrari e dei portatori di interessi che direttamente o indirettamente la ostacolano. Questa mancata rivoluzione sarà, però, pagata a caro prezzo dall’intera umanità. La quota dei pessimisti è inversamente legata al titolo di studio. È infatti più alta per gli intervistati dai titoli di studio più bassi. Quasi un quarto di chi ha al più la licenza media o una qualifica professionale dichiara di essere pessimista sul futuro e sulla possibilità di raggiungere una vera transizione ecologica dell’economia.

 

L'indice di Transizione Ecologica

L’indice di Transizione Ecologica (Green&Blue Index), che è servito a costruire il ranking provinciale della transizione ecologica in Italia, è il prodotto di analisi effettuate sulle 3 dimensioni che compongono il campo di azione complessivo della transizione: contesto, popolazione e imprese.

Mentre le prime due dimensioni premiano i risultati ottenuti scattando una fotografia della situazione attuale, la terza premia il percorso fatto dalle imprese dal 2016 ad oggi guardando prevalentemente agli investimenti dedicati al raggiungimento della transizione ecologica. In questa dimensione è attribuito un punteggio maggiore a chi ha investito in questi anni (e sta quindi correndo verso un processo produttivo a impatto zero). Viene invece attribuito un punteggio minore sia a chi non ha ancora iniziato ad investire, sia ai pionieri della transizione che, pur avendo investito prima del 2015, non lo hanno fatto negli ultimi sei anni, rallentando di fatto la corsa verso la transizione ecologica. Per ciascuna dimensione sono stati selezionati ed elaborati indicatori elementari specifici, per un totale di 26 indicatori. Il punteggio dell’indice sintetico è dato dalla media aritmetica dei punteggi delle tre dimensioni.

 

Geolocalizzazione

L’analisi riguarda le 107 province/città metropolitane. Per confrontare la performance di ciascuna province/città metropolitana si è proceduto a classificarle in quattro grandi gruppi, in base alla loro dimensione demografica. I gruppi e le prime tre classificate nell’ordine, sono i seguenti:

  1. Città metropolitane (14): Firenze, Bologna e Torino.
  2. Province con più di 500mila abitanti (24): Bolzano, Trento e Brescia.
  3. Province tra i 300mila e i 500mila abitanti (34): Pordenone, Parma e Potenza.
  4. Province con meno di 300mila abitanti (35): La Spezia, Nuoro e Belluno.

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di Riccardo Marchesi

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