
L’Indice di Performance del Cambiamento Climatico (Climate Change Performance Index – CCPI – https://ccpi.org/), redatto da Germanwatch, CAN International e NewClimate Institute, valuta e confronta le prestazioni in materia di mitigazione climatica di 63 Paesi e dell’UE.
Viene pubblicato annualmente dal 2005, e si configura come uno strumento di monitoraggio indipendente, che mira a rafforzare la trasparenza nella politica climatica internazionale ed a permettere il confronto tra gli sforzi di protezione climatica e i progressi compiuti dai singoli Paesi. È stato presentato alla COP30 di Belém.
I Paesi analizzati complessivamente rappresentano oltre il 90% delle emissioni globali di gas serra (GHG). I risultati sono stati raccolti con l’aiuto di 450 esperti nazionali. La valutazione viene effettuata sulla base di quattro parametri principali: emissioni di gas serra, uso di energia, sviluppo delle fonti rinnovabili e politiche climatiche.
Obiettivi
Gli obiettivi del CCPI sono:
- misurare in modo trasparente e comparabile e rendere visibili i progressi e le lacune delle politiche climatiche
- stimolare una pressione pubblica e politica verso azioni più ambiziose
- evidenziare chi sta accelerando la transizione e chi invece rallenta (es. cosiddetti “petrostati”).
Il CCPI viene distribuito ai principali media di tutto il mondo (ad esempio The Guardian, China Daily, The Times of India) e spesso scatena dibattiti nei parlamenti e nei governi nazionali.
Sotto il profilo metodologico, in dettaglio, le quattro categorie di valutazione sono considerate e ponderate come segue.
- Greenhouse Gas Emissions (40%):
- Trend delle emissioni assolute e pro capite
- Allineamento con traiettorie compatibili con +1,5°C.
- Renewable Energy (20%):
- Quota di rinnovabili nel mix energetico
- Crescita annuale e obiettivi futuri.
- Energy Use (20%):
- Consumo totale e pro capite di energia
- Efficienza e riduzione della domanda.
- Climate Policy (20%):
- Valutazione qualitativa di esperti nazionali e internazionali
- Analisi di politiche interne e impegni globali.
Per quanto riguarda le Fonti, gli Indicatori quantitativi derivano da dati energetici ed emissioni da fonti internazionali (IEA, BP, ecc.), mentre gli Indicatori qualitativi derivano da survey di esperti della rete *Climate Action Network* (CAN).
La Ponderazione conferisce maggiore peso alle emissioni, per riflettere l’urgenza della mitigazione.
Uno sguardo ai risultati nel mondo
Analizzando i risultati, si sottolinea la vacanza dei primi tre posti, poiché nessun Paese è pienamente allineato con +1,5°C, e quindi le prime tre posizioni restano vuote.
Al vertice troviamo Danimarca (4°), Regno Unito (5°) e Marocco (6°). L’Italia scivola al 46° posto, mentre gli Stati Uniti, l’Iran e l’Arabia Saudita restano tra gli ultimi.
La Danimarca è il Paese leader assoluto, soprattutto per politiche climatiche e rinnovabili. Il Regno Unito e il Marocco sono caratterizzati da buone performance su emissioni e rinnovabili. La UE nel complesso è al 20° posto, con risultati medi, con forti differenze tra gli Stati membri.
L’Italia perde 3 posizioni rispetto al 2025 e 17 rispetto al 2022, per le Politiche climatiche giudicate inadeguate (58° posto nella sottocategoria), con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che prevede riduzioni al 2030 solo del 44,3%, che sale al 49,5% con gli assorbimenti LULUCF (Land Use, Land-Use Change and Forestry – Uso del suolo, Cambiamento di uso del suolo e Silvicoltura), quindi sotto l’obiettivo UE del 55%.
L’India scende al 23° posto (−13 rispetto al 2025), penalizzata dall’assenza di una data di uscita dal carbone, nonostante i progressi nelle fonti rinnovabili.
Le peggiori performance, come in precedenza accennato, sono quelle di Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita, agli ultimi posti, definiti “petrostati resistenti al cambiamento”. Tra i peggiori anche la Russia.
Tendenze globali
Le Tendenze globali evidenziate sono:
- Emissioni pro capite in calo a livello mondiale
- Crescita massiccia delle fonti rinnovabili, con oltre 100 Paesi che hanno fissato obiettivi di neutralità climatica
- Velocità insufficiente: i progressi non bastano per rispettare l’Accordo di Parigi
- G20 spaccato: metà dei Paesi tra i peggiori performer, segno di una transizione ancora troppo lenta.
In sintesi, il CCPI 2026 mostra un quadro ambivalente: segnali positivi di riduzione delle emissioni e crescita delle rinnovabili, ma nessun Paese è ancora sulla traiettoria giusta per +1,5°C. L’Italia arretra e resta lontana dai leader, mentre i “petrostati” bloccano l’avanzamento globale.
di Riccardo Marchesi
26

