
Il nuovo rapporto “I 10 Key Trend sul clima in Italia 2025”, elaborato da Italy for Climate (Centro studi della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, supportata da un gruppo di imprese e associazioni impegnate sui temi del clima che promuove un percorso condiviso e concreto verso la neutralità climatica -https://italyforclimate.org/), restituisce una fotografia complessa e a tratti allarmante del percorso di decarbonizzazione del nostro Paese. Per i tecnici e gli amministratori pubblici chiamati a pianificare e gestire i servizi ambientali, le infrastrutture e l’energia a livello territoriale, i dati del 2025 evidenziano come l’attuale modello energetico metta a rischio non solo gli obiettivi climatici, ma anche la sicurezza e la prosperità nazionale. Se da un lato si registrano picchi positivi sul fronte del solare e degli accumuli, dall’altro emergono criticità strutturali legate alla dipendenza dai combustibili fossili e alla frenata delle nuove installazioni rinnovabili.
Ecco i punti salienti del quadro nazionale, fondamentali per orientare le future policy e gli investimenti locali.
Crisi climatica ed emissioni: un anno perso per la decarbonizzazione
L’Italia si conferma al centro dell’hotspot climatico del Mediterraneo, registrando nel 2025 una temperatura media annua di 13,6 °C, ben oltre 2 °C in più rispetto a cinquant’anni fa. Sul territorio nazionale si sono abbattuti oltre 2.300 eventi climatici estremi; sebbene in lieve calo rispetto al picco del triennio precedente, i tornado hanno superato per la prima volta i 400 episodi. A fronte di questa urgenza adattiva, la mitigazione subisce una preoccupante battuta d’arresto: le emissioni di gas serra sono tornate a crescere dello 0,2%, attestandosi a 363 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Questo rallentamento compromette il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) al 2030, per i quali sarebbe necessario un taglio di circa 14 milioni di tonnellate annue.
Rinnovabili: il boom del fotovoltaico non basta
Il dato più incoraggiante proviene dal fotovoltaico, la cui produzione elettrica è cresciuta del 25% in un solo anno (+9 miliardi di kWh), rendendo il solare la seconda fonte di elettricità in Italia dopo il gas e superando lo storico primato dell’idroelettrico. È interessante notare uno spostamento delle nuove installazioni: si riducono quelle sui tetti, mentre crescono gli impianti a terra, che arrivano a coprire il 42% del nuovo installato. Tuttavia, il ritmo complessivo rallenta: nel 2025 sono stati installati “solo” 7,2 GW di nuovi impianti (6,4 GW solari e 0,6 GW eolici), segnando il primo calo dal 2022 e confermando il ritardo dell’Italia rispetto a leader europei come Germania (oltre 23 GW) e Spagna (quasi 11 GW).
Infrastrutture di rete: accumuli in ascesa, pompaggi al palo
Per gestire la crescente immissione di energia non programmabile, l’infrastruttura di stoccaggio diventa cruciale. I sistemi di accumulo associati al fotovoltaico hanno registrato una crescita esponenziale, decuplicandosi in cinque anni fino a raggiungere le 884 mila unità nel 2025, per una potenza di 5,5 GW. Di contro, l’Italia sta sottoutilizzando gravemente un suo asset storico: i pompaggi idroelettrici. Pur vantando oltre 4 GW installati, la produzione si è fermata ad appena 1,6 miliardi di kWh, lontanissima dai quasi 8 miliardi registrati nel picco del 2002.
Indipendenza energetica e il nuovo scacchiere geopolitico
La dipendenza energetica del Paese si attesta ancora a un critico 74%, con un costo stimato superiore ai 53 miliardi di euro. Il 2025 segna l’uscita definitiva del gas russo, ma la sua sostituzione ha portato all’ingresso degli Stati Uniti nella top 3 dei fornitori nazionali. Oggi gli USA sono l’unico Paese da cui l’Italia dipende per l’importazione di tutti i combustibili fossili (gas, petrolio e carbone). Nel settore del gas, il Gas Naturale Liquefatto (GNL) è aumentato del 42%, arrivando a coprire il 33% del fabbisogno nazionale, con la metà dei carichi proveniente proprio dagli Stati Uniti. Un dato che solleva interrogativi sui costi economici e ambientali di questa maggiore flessibilità logistica.
Mobilità e usi finali: l'ostacolo dei trasporti
Il settore dei trasporti continua a rappresentare uno scoglio enorme: l’Italia consuma ben 8 barili di petrolio al secondo, destinando il 75% del fabbisogno petrolifero nazionale a questo comparto. Sul fronte dell’elettrificazione, si registra una parziale ripresa: le vendite di auto elettriche (BEV – Battery Electric Vehicle) sono salite a 95 mila unità (+44%), portando la quota di mercato al 6,2%. Nonostante il miglioramento, l’Italia rimane fanalino di coda rispetto alla media europea del 17%. Parallelamente, il mercato delle pompe di calore mostra segnali di ripresa con 400 mila unità vendute, confermando l’Italia come secondo mercato in Europa dopo la Francia.
Infine, una nota positiva arriva dall’abbandono delle fonti più inquinanti: il carbone ha toccato il suo minimo storico, contribuendo ormai solo per l’1% alla domanda elettrica nazionale.
Conclusione
Il 2025 si chiude con un forte monito per i decisori tecnici e politici: l’uscita dalla dipendenza fossile è ancora troppo lenta. Accelerare la generazione distribuita, sbloccare i colli di bottiglia autorizzativi per le rinnovabili, ottimizzare i pompaggi idroelettrici ed elettrificare i trasporti urbani e i sistemi di riscaldamento rappresentano oggi le uniche leve operative per garantire servizi pubblici sostenibili, sicuri e a costi prevedibili per le comunità locali.
di Riccardo Marchesi
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