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22 Novembre 2022

Presentato a COP 27 il nuovo report Climate Change Performance Index

Pubblicato annualmente dal 2005, il report Climate Change Performance Index (CCPI – https://ccpi.org/ ) è uno strumento di monitoraggio indipendente per monitorare le prestazioni sulla protezione del clima di 59 Paesi e dell’UE. Si pone l’obiettivo di migliorare la trasparenza a livello internazionale sulla politica climatica e consente il confronto tra gli sforzi ed i progressi compiuti dai singoli paesi. 

 

Le categorie per misurare la protezione del clima

Le prestazioni nella protezione del clima dell’insieme dei paesi oggetto di valutazione, che insieme rappresentano il 92% dei gas serra globali (GHG), è valutato in quattro categorie: emissioni di GHG, Energia rinnovabile (RE), uso dell’energia e politica climatica.

L’indice è pubblicato da Germanwatch, New Climate Institute and the Climate Action Network, che si avvalgono del supporto e contributo di 450 esperti mondiali di clima ed energia. E’ corredato da grafici e carte tematiche per meglio rappresentare i risultati.

Alcuni risultati da sottolineare sono:

  • Dal 2000, le emissioni di gas serra sono cresciute a livello globale del 40%. Dopo un calo nel 2020 dovuto alla pandemia, il 2021 ha visto un rimbalzo.
  • I gas serra pro capite mostrano uno sviluppo relativamente uniforme negli ultimi 20 anni. Questo perché, insieme alle emissioni, anche la popolazione è cresciuta. Paesi come gli Stati Uniti (16,6 t pro capite) e Canada (17,9 t pro capite) sono tra i paesi con il più alto livello pro capite di emissioni, mentre l’India (2,2 t pro capite) e le Filippine (2,3 t pro capite) sono notevolmente inferiori.
  • La crescita delle rinnovabili è aumentata costantemente dal 2000, il che è un buon segno. Eppure contemporaneamente, anche l’approvvigionamento energetico sta aumentando, il che porta a una quota attuale di appena il 17% di RE nella fornitura di energia.
  • Tra tutti gli indicatori solo GHG per unità di Prodotto Interno Lordo (PIL) è l’unico in continua caduta. Questo significa un costante relativo disaccoppiamento dell’approvvigionamento energetico dal PIL. Sembrerebbe evidente anche una lieve tendenza alla decarbonizzazione, ossia una diminuzione dell’intensità di carbonio sull’approvvigionamento energetico, anche se l’andamento più recente è sostanzialmente piatto.

Per mantenere la soglia di aumento a 1,5°C a portata di mano i paesi devono dimezzare le proprie emissioni entro il 2030. Chiaramente solo se utilizziamo molta meno energia e più fonti rinnovabili è questo obiettivo raggiungibile.

 

Risultati complessivi e un po' di classifiche 

Per quanto riguarda la classifica dei Risultati complessivi CCPI, somma delle performance nelle quattro categorie di indici, questi vengono classificati in 5 livelli, dei quali il più alto (“Very High”), ancora una volta, non viene raggiunto da nessuno, per cui i primi tre posti rimangono vuoti…

La Danimarca è di nuovo il primo paese in classifica, come nel CCPI dell’anno precedente, ma non riesce a migliorarsi in misura tale da entrare nel ranking “Very high” (e quindi formalmente resta al 4° posto).

Per quanto riguarda le prestazioni dei Paesi G20, ai quali compete più del 75% delle emissioni GHG, solo 3 Paesi rientrano nel livello “High”: l’India all’8° posto, il Regno Unito all’11°  e la Germania al 16°.

Dodici paesi del G20 si posizionano complessivamente sui livelli basso o molto basso. Canada, Russia, Corea del Sud e Arabia Saudita sono i paesi con le peggiori performance del G20.

Per quanto riguarda l’UE, complessivamente sale di tre posizioni rispetto all’anno precedente, andando al 19° posto, mancando di poco il livello “High”.

Nove paesi dell’UE rientrano nei livelli “High” e “Medium”, con Danimarca e Svezia in testa. La Spagna migliora le sue prestazioni in tutte e quattro le categorie CCPI, salendo 11 posizioni fino al 23° posto (livello “Medium”), la Francia, al contrario, scende di 11 posizioni al 28° posto. L’Italia sale di una posizione, ma è solo al 29° posto. Ungheria (53°) e Polonia (54°) sono i Paesi dell’UE classificati al livello più basso (“Very Low”).

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di Riccardo Marchesi

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