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3 Settembre 2021

“Gaia e la macchina del tempo”: l’ologramma e l’intervista su Radio 24

 

Solo chi ha visto un ologramma in azione può confermare quanto realistico possa essere e, forse, il dubbio che non fosse solo una illusione virtuale gli è anche venuto.  

 

Ascolta l'intervista su Radio 24

Come spiega Eduardo Fiorillo nell’intervista alla trasmissione “Si può fare” su Radio24-IlSole 24ore (clicca per ascoltare), l’impiego degli ologrammi entrerà sempre più a far parte del nostro mondo e non solo in contesti lavorativi. L’utilizzo in convention o in video chiamate è già diffuso, e ora sta facendo capolino anche nel mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento e della formazione.

 

L’applicazione di box olografici, soprattutto se portatili, ha grandi potenzialità e Paolo Silingardi ha saputo coglierle. Dove abbia visto un ologramma la prima volta non è dato saperlo, ma è così che è nato “Gaia e la macchina del tempo”: uno spettacolo viaggiante, su furgoni a metano per la precisione, che in un susseguirsi di gag e informazioni scientifiche cattura l’attenzione dei più piccoli (e non solo), accompagnandoli nella avventurosa ricerca di Gaia, una metafora della ricerca della sostenibilità.

 

Gaia e la macchina del tempo

Ecco allora che da una “Macchina del tempo” saltano fuori in 3D la piccola Gaia, la Bionica Gea, Aus e Pit (due australopitechi) e – nientepopodimeno – Andrea Giuliacci (il noto climatoloogo e divulgatore).

Possiamo dire che, grazie alla speciale tecnologia utilizzata, il cortometraggio rappresenta una moderna ed innovativa versione di uno spettacolo di burattini. Recitato da attori professionisti e da una bravissima Gaia, ha un grande impatto emotivo, paragonabile solo ad un incontro vis à vis; quello che non deve mai mancare quando si parla di educazione ambientale e di sostenibilità. 

Non una mera lezione guardata sullo schermo di un pc o di un tablet, ma un racconto divertente con attori che entrano ed escono dalla scena, in modo confuso e articolato, alla ricerca di Gaia. Un pretesto per far capire che abbiamo tutti una missione comune: salvare il pianeta. 

Nello spettacolo la bimba diventa il simbolo della sostenibilità e il racconto termina senza che venga trovato, ma la missione di salvataggio viene idealmente affidata ad ognuno di noi, affinché miglioriamo l’ambiente e la vita sulla Terra… “perché poco per tanto fa molto, anzi moltissimo!” (cit. Pit in “Evoluzione.Riflessioni postume di un Australopiteco”, ma questa è un’altra storia).

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di Redazione

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