Pare ormai scontato, noioso, per noi abituati a differenziare meticolosamente gli imballaggi in plastica, fin troppo risaputo. Ma la leggenda della plastica che inquina i nostri oceani è invece sempre più dura e triste realtà.
Uno studio presentato da Science ci fornisce dati allarmanti: 8,8 milioni di tonnellate di materiale plastico annualmente vengono sversate in mare. E il 70% circa di queste materie proviene da paesi del quadrante Asia-pacifico (Cina, Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine in primis, con la Cina che, purtroppo la fa da padrona).
Le cause ormai sono note ed arcinote: uno sviluppo economico troppo veloce rispetto alla capacità di organizzarsi per assorbire e smaltire i rifiuti, laddove cè anche tanto spazio per buttare tutto insieme così, da qualche parte. Ma poco si è fatto e poco si continua a fare a livello locale e globale, con il nostro ecosistema che, purtroppo, ne risente. E così pesci, crostacei ma anche tartarughe piuttosto che uccelli marini continuano a morire magari soffocati da sacchetti, cannucce o pezzi di plastica di vario genere.
I dati in possesso di organizzazioni internazionali di ricerca parlano di circa 100 mila esemplari allanno che scompaiono ingerendo accidentalmente sostanze plastiche.
Ricordiamo infine dove si stima si accumuli la maggior parte della plastica nei nostri oceani:
Pacific Trash Vortex: è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica, cè chi parla di 3 milioni di tonnellate) situato nell’Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord. La sua estensione può essere paragonata allintera penisola iberica!
Oceano Atlantico: in corrispondenza del Mare dei Sargassi pare sia individuata anche una grossa isola di rifiuti (fra le latitudini di 22°N e 38°N).
Simulazioni e studi poi ritengono sia possibile che si siano già formati i primi ammassi di altre due isole di rifiuti: una orizzontale tra Argentina e Sudafrica ed una al largo del Cile
Infine il Circolo Polare Artico dove starebbe nascendo un ulteriore accumulo nel mare di Barents.
Per approfondire: leggi lo studio (in lingua inglese) qui!
di Redazione Achab
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