
Navigare la complessità sociale contemporanea richiede prospettive audaci e il saggio “Reincantare il mondo” di Silvia Federici, agisce come una bussola indispensabile.
L’autrice, figura di riferimento del femminismo globale, analizza come il modello economico dominante abbia frammentato i legami sociali e il nostro rapporto con l’ambiente, indicando nella riscoperta dei “beni comuni” l’unica via d’uscita percorribile.
Le recinzioni
Il fulcro dell’opera è la denuncia delle “recinzioni“: non semplici barriere fisiche sui territori, ma veri e propri confini che isolano la nostra sfera affettiva e sociale.
Federici evidenzia come non possa esistere un’inclusione autentica senza rivalutare il lavoro di cura (storicamente delegato alle donne e reso invisibile) mettendolo al centro della società. In questo senso, “reincantare il mondo” non significa rifugiarsi in un’astratta idealizzazione del passato, ma rispondere a una chiamata politica concreta: costruire reti di cooperazione che privilegino la riproduzione della vita rispetto all’accumulo di profitto.
Le lotte
L’elemento più innovativo è il parallelo tra le lotte contadine del Sud globale e la cosiddetta “resistenza urbana”; questa non è intesa come scontro violento, ma come la pratica quotidiana di ricostruire comunità là dove il mercato ha generato solitudine. Creare orti urbani, gestire mense collettive o sperimentare forme di genitorialità condivisa sono atti politici che sottraggono i bisogni primari (nutrirsi, curarsi, stare insieme) alla logica del consumo isolato.
Recuperare la capacità di prendere decisioni ponderate e condivise sulle risorse vitali diventa così il modo più efficace per superare la frammentazione sociale e la solitudine collettiva.
di Redazione
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