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30 Maggio 2026

COMUNITÀ ENERGETICHE E AUTOCONSUMO: LE NUOVE LINEE DIRETTRICI DELLA COMMISSIONE UE PER ACCELERARE LA TRANSIZIONE ENERGETICA LOCALE

 

La Commissione Europea ha pubblicato la Raccomandazione 2026/1007/UE (in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea l’8 maggio 2026), un documento strategico che traccia la rotta operativa per sostenere lo sviluppo delle Comunità dell’Energia Rinnovabile (CER) e massimizzare il potenziale dell’autoconsumo. In linea con il piano RepowerEU e la strategia solare europea, l’obiettivo del nuovo quadro è ambizioso: arrivare a creare almeno una Comunità dell’energia in ogni comune con più di 10.000 abitanti e raggiungere i 90 GW di capacità installata a livello comunitario tramite queste configurazioni partecipative. 

Ricordiamo che le CER sono organismi giuridici formati da persone fisiche, piccole e medie imprese e Autorità locali che decidono di unirsi per la produzione e l’autoconsumo di energia.

Per gli amministratori pubblici, i tecnici dei servizi ambientali e i consorzi, la Raccomandazione rappresenta uno strumento fondamentale per ottimizzare la pianificazione energetica territoriale e snellire le procedure di integrazione impiantistica.

 

Autorizzazioni e Integrazione nel Sistema Elettrico

Tra le criticità su cui Bruxelles chiede un intervento rapido agli Stati membri spicca la semplificazione amministrativa e di connessione alla rete. Si richiede di eliminare del tutto le procedure autorizzative per i piccoli impianti solari fotovoltaici e per i sistemi di stoccaggio, abbattendo gli ostacoli normativi per gli impianti fotovoltaici da balcone fino a 800 W e per le batterie “plug-in”.

Un aspetto di estremo interesse per i gestori di reti pubbliche è la direttiva di garantire procedure di allaccio trasparenti e tempestive. Si raccomanda, inoltre, che i gestori di rete includano le stime di crescita dell’autoconsumo nei loro piani di sviluppo per abilitare investimenti infrastrutturali “ex ante”. Laddove la capacità di rete risulti insufficiente, i tecnici dovranno prevedere accordi di connessione “flessibile” per gli impianti dotati di sistemi di accumulo. Decisiva è anche l’apertura normativa che permette alle CER di gestire reti di distribuzione chiuse e di sviluppare sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento rinnovabili all’interno della propria zona di gestione.

 

Digitalizzazione e Gestione dei Dati

Per rendere operativa la condivisione dell’energia e i servizi di flessibilità, l’infrastruttura di misurazione digitale è un prerequisito essenziale. L’UE sottolinea l’urgenza di accelerare il “roll-out” dei contatori intelligenti (smart meter) e garantire che i dati di consumo siano resi disponibili in tempo “quasi reale”, ossia almeno nell’intervallo del periodo di regolazione degli sbilanciamenti. Si suggerisce di adottare interfacce standardizzate, sicure e “open source”, un paradigma che le aziende di servizi pubblici dovranno adottare per lo sviluppo delle “smart grid” locali. È altresì incoraggiata la transizione da criteri statici a criteri dinamici di ripartizione dell’energia condivisa, al fine di ottimizzare il bilanciamento di rete.

 

Inclusività Sociale e il Ruolo della PA

Un pilastro della Raccomandazione è l’equità distributiva: le CER devono fungere da scudo contro la volatilità dei prezzi e strumento di contrasto alla povertà energetica. Agli enti locali e alle Pubbliche Amministrazioni si richiede un ruolo proattivo. Da un lato, favorendo l’inclusione di famiglie a basso reddito e di locatari attraverso modelli di finanziamento tramite terzi, opzioni senza costi iniziali e canali di supporto non digitali. Dall’altro, prevedendo criteri sociali di ammissibilità e selezione negli appalti pubblici, nelle concessioni e nelle aste per le energie rinnovabili. Si spinge inoltre per l’attivazione di “sportelli unici” (“one-stop-shop”) fisici e digitali, per fornire consulenza tecnica, amministrativa e giuridica unificata ai cittadini e ai promotori dei progetti.

 

Piano d'Azione e Finanziamenti

Il testo europeo è integrato da un “Piano d’azione” strutturato su cinque assi:

  1. quadri di sostegno efficaci;
  2. accesso ai finanziamenti;
  3. sensibilizzazione e sviluppo di capacità;
  4. inclusione sociale e partecipazione pubblica;
  5. innovazione digitale e integrazione dei sistemi.

Agli Stati viene suggerito di utilizzare i fondi di coesione, supportare l’uso delle garanzie “InvestEU” per sbloccare prestiti a condizioni accessibili, e valutare persino l’applicazione di aliquote IVA ridotte o esenzioni per le tecnologie termiche ed elettriche ad alta efficienza. Sono inoltre previsti fondi dedicati (ad esempio nell’ambito di Orizzonte Europa) per sviluppare algoritmi di intelligenza artificiale per l’ottimizzazione del valore dell’energia condivisa a livello locale.

 

Implicazioni per il settore ambientale

Per le “utility” e le società “in house” che gestiscono servizi pubblici ambientali, le linee guida dell’Unione Europea aprono alla concreta possibilità di integrare impianti decentralizzati (come i sistemi fotovoltaici su impianti di depurazione o le valorizzazioni termiche) nei nuovi mercati locali dell’energia. Le competenze dei tecnici e degli amministratori pubblici diventeranno quindi il perno per trasformare le infrastrutture comunali in veri e propri “hub” energetici condivisi, massimizzando il valore dei beni pubblici e guidando la transizione “carbon neutral” dei propri territori.

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di Riccardo Marchesi

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